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Il futuro del pianeta passa anche dagli atenei

di Francesco Botturi

L’impegno dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sul fronte dell’educazione alla salvaguardia dell’ambiente. Un contributo prezioso in vista dell’evento fiorentino

Le sollecitazioni dell’ultima enciclica di papa Francesco sulla cura e la salvaguardia della Terra risuonano anche all’Università Cattolica del Sacro Cuore, luogo non occasionale di studio e di formazione rispetto ai problemi dell’ecologia, della sicurezza alimentare e dell’impiego razionale e responsabile delle risorse offerte dal Pianeta. La riflessione attorno a questi temi è presente, infatti, nel corpus di contributi nati in seno alla Libera iniziativa culturale d’Ateneo del 2013-15, una proposta di riflessione e confronto rivolta ai docenti di tutte le discipline dell’Università sul tema «Nuove generazioni e integrazione dei saperi: quale umanesimo?» e concepita in connessione anche con il Convegno ecclesiale di Firenze.

Si tratta di contributi scaturiti dal confronto interno a due centri formativi d’eccellenza dell’Università Cattolica: l’Alta scuola per l’ambiente (Asa) nella sede di Brescia e la Facoltà di Scienze agrarie, alimentari ed ambientali nella sede di Piacenza. I documenti di questi due gruppi di lavoro sono stati pubblicati proprio questa settimana nel sito web del Convegno ecclesiale, entrando a far parte del corpo di contributi di preparazione all’evento di novembre. Il contributo dei docenti dell’Asa, curato in particolare da Pierluigi Malavasi e Caterina Calabria, si intitola Sviluppo umano integrale e custodia del creato: educare i giovani alla vita buona del creato e sottolinea come la possibilità di vivere bene, con e per l’altro, all’interno di istituzioni giuste sia oggetto primario di educazione, in un momento storico in cui le questioni della vita vengono a costituire la frontiera dell’antropologia.

In una congiuntura storica segnata da grandi mutamenti e rischi, coniugare competitività e coesione sociale, progresso tecnologico e sviluppo economico è una sfida che apre a nuove vie anche per la progettazione pedagogica. L’università deve promuovere una cultura orientata al rispetto e alla tutela della Terra. Ma per generare futuro è necessario educare a una rinnovata cultura antropologica, che oggi prende il nome di un’ecologia umana, in cui tutte le questioni della vita fanno sistema.

Il contributo a cura della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari ed ambientali, guidato da Erminio Trevisi, si intitola invece Orizzonti per lo sviluppo dell’agricoltura sulla Terra e discute nel concreto le forme di conciliazione fra sicurezza alimentare e custodia del Creato. Il magistero papale, anche prima dell’ultima enciclica, offre importanti orientamenti che ispirano un’idea olistica del progresso (che ingloba tutti gli aspetti dl vivere al senso della vita umana), che fa da orizzonte ai grandi temi sociali della sostenibilità, della security e della safety alimentari.

Un Ateneo cattolico ha la responsabilità scientifica e civile di contribuire a individuare soluzioni credibili alle tante questioni sollevate dalla duplice sfida di garantire il pane quotidiano a ogni uomo e di consegnare il nostro pianeta in buone condizioni alle generazioni future.

Compito che richiede anche un grande fecondissimo sforzo di collaborazione tra saperi umanistici e scientifici (teologia, filosofia e scienze delle varie discipline).

Il momento è particolarmente propizio per cogliere in modo non retorico la portata umanistica del tema ecologico, facendolo uscire dalle ristrettezze di visioni ideologiche o di specialismi scientifici. Lo stesso evento di Expo e la riflessione che in certa misura sta provocando, ma soprattutto l’enciclica «Laudato si’» aiutano a comprendere che la questione ecologica è e deve essere ormai una cifra dell’intera questione antropologica, considerata dal punto di vista della questione, divenuta centrale, della vita. Non è difficile vedere a questo punto come la prospettiva dell’ecologia umana riguardi tutte e cinque le parolechiave di Firenze 2015: collocarsi nella prospettiva dell’ecologia globale è uscire all’incontro con il mondo a cui annunciare le condizioni fondamentali che lo rendono umanamente abitabile, in un cammino educativo della sua umanità nella speranza di una trasfigurazione più che umana che compia l’immenso desiderio della buona vita comune.

da Avvenire, 5 luglio 2015

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