parole dell'umano

Pasqua

di Chiara Giaccardi

La parola Pasqua viene da un verbo ebraico che significa passare: non è quindi «festa per i residenti, ma per migratori che si affrettano al viaggi» – ha scritto Erri de Luca.

Chi crede, cioè chi non smette di cercare, sta sempre sul passaggio, sulla soglia. La fede vede nella misura in cui cammina, ha detto Papa Francesco. Il passaggio è l’apertura che lascia entrare la grazia nelle nostre vite, che ci consente di uscire – da noi stessi prima di tutto –, che ci rende accoglienti. Senza passaggio non c’è incontro, novità, pienezza. Lo dice bene Erri de Luca con questo augurio:

Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace.

Ma per i cristiani la Pasqua è ancora di più. È la vittoria di chi si lascia vincere dall’amore. È la vita salvata che toglie alla morte l’ultima parola. È la benedizione che scioglie il nostro pianto in un canto che oggi risuona per tutti. È la speranza che ci riscalda e ci illumina, come scrive Novalis in uno dei suoi canti spirituali:

Lo dico a tutti, ch’è vivo
ed è risorto,
che in mezzo a noi si libra
e ci è per sempre accanto.

Lo dico a tutti, e ciascuno
subito lo ripete agli amici,
che dovunque in un’alba improvvisa
spunta il nuovo regno dei cieli.

Egli vive, e per sempre al nostro fianco
rimane, anche se tutto ci abbandona!
Così sarà per noi l’alba di questo
giorno una festa che rinnova il mondo.

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