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Valentina Soncini

Abitare, intervento di Valentina Soncini

L’insegnante Soncini: umanizziamo gli spazi della vita quotidiana

«Abitare: questo verbo, più di tutti gli altri, indica l’immergersi nella realtà con i suoi problemi – poveri, emarginati, bisognosi – e con le sue potenzialità di bene. È anche la via della quotidianità. Proprio quella che mi appartiene». Così dice Valentina Soncini, insegnante di storia e filosofia all’Istituto di istruzione secondaria superiore “Alessandro Greppi” di Monticello Brianza, Lecco. «Nella mia vita – continua la docente – ho via via intuito che per vivere appieno la fede non mi era richiesto di lasciare quello che stavo facendo, sentivo invece di potermi radicare nei miei studi di filosofia, negli impegni educativi, ora nella scuola». E la sintesi di quelle intuizioni è stata questa: «Ho assunto come mio quanto hanno intuito alcuni teologici e maestri di vita spirituale del tempo del Concilio – Delbrel, Lazzati, i testimoni che ho incontrato in Azione cattolica –: la storia concreta non è un luogo solo sociologico, ma è un luogo teologico che si sceglie, si assume, si riconosce come luogo di fede non secondario. La nostra quotidianità è abitata dall’iniziativa dello Spirito che ci precede e, come affermava Martini, “lo Spirito sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche là dove mai avremmo immaginato”». Abitare risulta un verbo «antropologicamente denso», soprattutto se lo si pensa nella sua etimologia: «habeo/avere, vivere presso», che porta al tema «dell’avere casa e del dare casa a chi la cerca». Abitare rimanda anche ad «habitus, abitudine » che dice uno stile di vita. «Passo come molti quattro ore almeno della mia giornata in “non case” come l’auto e il web» spiega sempre Soncini, che si chiede: «Come umanizzare queste ‘non case’ se non rigiocando uno stile di ospitalità e nuova capacità di relazioni?». Infine l’abitare richiama l’abito, e il vestito rimanda al corpo. «Come vivo, interpreto ed esprimo il mio corpo di donna, come mi pongo verso me stessa e verso gli altri? Possiamo abitare in questo mondo solo perché abbiamo/siamo un corpo. Curare e dar forma in una storia concreta alla nostra identità di corpo e libertà è una avventura esposta a dualismi e riduzioni, ma è affascinante ». Soncini elenca infine una serie di desiderata. «Vorrei allora che la Chiesa valorizzasse e nutrisse spiritualmente la nostra indole secolare che può ricordare alla stessa Chiesa la sua ragion d’essere. Vorrei poi che la Chiesa si sentisse di più in cammino nella storia, esposta, certo, come tutti alla mondanizzazione, ma anche possibile via per un nuovo umanesimo perché capace di mettere in circolo nuovi modi di gestire l’economia, il potere, le relazioni e gli affetti, quattro ambiti con i quali abitare il mondo secondo il Vangelo, cioè secondo la misericordia di Dio».

da Avvenire, 11 novembre 2015

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