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Acireale 2 Acireale

Casa della speranza “Viviana Lisi”

Accoglienza incondizionata e senza pregiudizi

“Il chicco di grano che cade in terra e muore, porta molto frutto”: la parabola del Vangelo di Giovanni si addice alla perfezione alla storia di una giovane ragazza originaria di Acireale. Viviana Lisi, esempio luminoso di amore per il prossimo e di fede incondizionata. Morta ad appena 31 anni per un tumore fulminante, Viviana ha sublimato nell’ultimo periodo della sua vita le grandi doti di solidarietà che l’avevano già accompagnata quand’era in salute, e per cui si era distinta nella sua comunità. Dopo la morte, non ha lasciato orfani quelli che l’avevano conosciuta, ma ha chiesto che i suoi risparmi fossero destinati alla realizzazione di un’opera per i più bisognosi, segno concreto e duraturo di amore.

Terza di tre figli, ragazza studiosa e intelligente con in tasca una laurea in Lingue e un master in Politiche sociali, Viviana non disdegnava lo sport e aveva un grandissimo senso dell’amicizia. Il servizio agli altri era tra le sue priorità: dall’impegno nei Pionieri della Croce Rossa e negli Scout all’assistenza ai bambini e agli anziani, dalla cura dei senza fissa dimora a quella dei malati di Aids. Il suo “luogo d’elezione” era la chiesa di San Camillo ad Acireale, dove ha vissuto l’esperienza della comunità e del volontariato e dove era particolarmente assidua nel partecipare all’adorazione eucaristica del venerdì. Nel 2003 Viviana è entrata a far parte della Famiglia camilliana laica, tre anni prima che un terribile male comparisse nella sua vita sconvolgendo apparentemente tutti i suoi piani. Eppure proprio nella malattia, che in poco più di un anno ne ha devastato il corpo portandola via giovanissima, Viviana ha saputo offrire la sua prova di spiritualità più grande, affrontandola con un coraggio e una determinazione che hanno stupito tutti. In quei mesi di calvario ha sperimentato l’amore di Dio e quello degli altri, che l’hanno sostenuta e accompagnata nel suo ultimo viaggio.

Nel libro Raggi di speranza (pubblicato dopo la sua morte dalla casa editrice San Paolo accogliendo i suoi pensieri e le sue poesie), Viviana definisce la malattia «un’esperienza positiva dove mi sono sentita circondata d’amore. Ho raccolto senza aver seminato con coscienza. Ho ricevuto e ricevo al centuplo». «Anche se non posso alzarmi e non posso fare nulla – aggiunge – non mi manca niente. Penso alle persone che magari stanno bene e sono sole. Io appena tendo una mano trovo almeno cinque mani diverse pronte a stringerla». E ancora: «Nulla di ciò che abbiamo ci è dovuto, quindi tutto può e deve essere donato».

Viviana era una ragazza normalissima, con i problemi e le difficoltà comuni alla sua generazione, che però anche nei momenti più bui non ha mai perso la speranza e la fiducia in Dio e negli altri. Invece di rinchiudersi al mondo a causa della malattia, ne ha fatto un momento fecondo di apertura, di amore e di condivisione. «Come naufraghi nella tempesta – diceva – guardiamo a Dio, faro ideale che guida il nostro cammino, e chiediamo a Lui la forza di proseguire a dispetto delle nostre varie, insane, ma umanissime paure». Da qui nasceva la sua grande pace interiore, nonostante la sofferenza. «Ho scoperto di poter essere felice e in pace, sempre e comunque…», scriveva alla fine del suo cammino terreno.

Dopo la sua morte – avvenuta il 20 gennaio del 2007 – per sua espressa richiesta, la salma viene portata nella chiesa di San Camillo, dove centinaia di persone si fermano a vegliarla. Nel suo testamento, Viviana esprime la volontà di destinare i suoi risparmi a favore degli ultimi; dà quindi mandato all’amico camilliano fratel Carlo Mangione affinché si adoperi per realizzare il suo desiderio. Nel giro di un paio di mesi, nasce l’associazione “Viviana Lisi”, ispirata ai principi della carità cristiana, del rispetto della dignità umana e della sua promozione. L’associazione – di cui fanno parte i genitori di Viviana, alcuni amici e componenti della Famiglia camilliana laica – si propone di valorizzare il volontariato e la cooperazione con le istituzioni pubbliche e private, per dare sostegno ai poveri e agli emarginati. 

Campo di intervento

Testimonianza concreta di questo impegno è la “Casa della speranza” intitolata a Viviana, che ha sede in un edificio di Riposto fornito in comodato d’uso gratuito all’associazione per 29 anni. Suddivisa in due piani e dotata di venti posti letto, la struttura doveva diventare inizialmente un centro diurno per i malati di Alzheimer, ma il progetto non era mai decollato. Il Comune la affida quindi all’associazione “Viviana Lisi” con l’impegno di effettuare i lavori di ristrutturazione, il cui intero ammontare (150.000 euro) viene coperto dalla generosità di un imprenditore locale.

Nel giro di un paio di mesi la Casa è pronta per essere inaugurata, con una cerimonia pubblica che si svolge il 25 gennaio del 2009, a due anni dalla morte di Viviana. Tra le prime attività c’è un servizio gratuito di doposcuola per i bambini in difficoltà (la struttura sorge in un quartiere periferico del paese); subito dopo comincia l’accoglienza residenziale per poveri, emarginati e senza fissa dimora, che aumentano soprattutto nei mesi invernali. Non mancano inoltre le attività ludiche e ricreative, soprattutto per bambini e ragazzi.

Soggetti coinvolti

Tutto il funzionamento della Casa è affidato ai volontari laici, così come il suo mantenimento, frutto solo delle donazioni. La struttura non ha mai usufruito di finanziamenti pubblici, anche se collabora attivamente con i servizi sociali, le Caritas diocesane, le associazioni di volontariato e le scuole del territorio. Ogni anno, in occasione dell’anniversario di fondazione della Casa, si svolge ad esempio un concorso per sensibilizzare gli studenti sui temi della solidarietà.

Soggetti destinatari, finalità dell’iniziativa, strumenti

Più di 100 le persone che in questi cinque anni sono state ospitate nella Casa intitolata a Viviana: dalle mamme con bimbi di pochi giorni (vittime di mariti violenti), ai tossicodipendenti, dagli immigrati senza permesso di soggiorno a chi ha perso il lavoro all’improvviso. A tutti viene fornito un “primo soccorso” in attesa di una migliore collocazione e dell’eventuale smistamento in altri centri e comunità. Tre mesi è il tempo massimo previsto per l’accoglienza, con le dovute eccezioni per i casi particolari, Fra loro c’è la vicenda di Omar, un marocchino di 70 anni, in carrozzina e senza fissa dimora, ospite della casa sin dalla sua fondazione, e ormai divenuto la mascotte dei volontari. 

Frutti sul territorio

La Casa della speranza “Viviana Lisi”, perfettamente inserita nel tessuto locale, è ormai un punto di riferimento per i più bisognosi, in grado di dare – come si legge nel suo statuto – «un’accoglienza incondizionata e senza pregiudizi, con la speranza di un futuro dignitoso».

Già: la speranza. Non è un caso che questa parola sia stata scelta per il nome della casa: agli ospiti non si offre solo accoglienza, ma spunti concreti di reinserimento nella società, specie a livello lavorativo. 

Riflessioni conclusive e prospettive

La sfida più grande che ci si pone per il futuro, in un contesto come quello siciliano in cui i livelli occupazionali sono sempre più bassi e preoccupanti è proprio il reinserimento nella società delle persone che vivono ai margini di essa. Per farlo occorre intensificare al massimo la “rete” virtuosa fra comunità parrocchiali, enti pubblici e associazioni di volontariato.

Proprio ai volontari Viviana ha dedicato una delle sue poesie più belle: «Volontario vero è colui che affronta la vita con un sorriso sulle labbra, sorriso che a lui non costa niente ma che all’altro, disperato, che lo incontra, può ricordare che la vita è piena non di dolore ma di gioia, ed è guardando alla gioia che bisogna vivere».

1 Commento a “Casa della speranza “Viviana Lisi””

  1. scapin michele
    il

    Ho letto con piacere questa testimonianza anchio faccio parte del gruppo caritas della mia parrocchia ed è bello condividere l’impegno a servizio delle persone che per vari motivi sono in difficoltà , proprio come dice viviana con il sorriso sulle labbra per ricordare che la vita non è piena di dolore ma di gioia . Grazie viviana dal cielo guarda a tutti i nostri sforzi di bene

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