esperienze

Albano

Percorso di vita e di fede

Con gli sposi che vivono in situazione di separazione, divorzio e nuova unione

Dal 1997 la Diocesi di Albano ha avuto, come scrive il suo Vescovo mons. Marcello Semeraro, “una delle esperienze più commoventi e interessanti non solo della pastorale della famiglia, ma anche della Pastorale ordinaria della Chiesa locale”. Si tratta del “Percorso di vita e di fede con gli sposi che vivono in situazione di separazione, divorzio e nuova unione”. La significatività dell’esperienza è nella ordinarietà dell’arte educativa della nostra Chiesa che annuncia, celebra e serve il Vangelo del Matrimonio e della Famiglia accompagnando persone, sposi, genitori e famiglie nelle varie fasi e luoghi della loro storia coniugale e familiare, nelle gioie e nei dolori, nella salute e nella malattia, nel lutto della fine di una relazione sacramentale coniugale dovuta alla morte, alla legge, alla durezza di cuore, al peccato. La forza ecclesiale dell’esperienza è sottolineata dalla presenza del Vescovo a ogni incontro, e in particolare alla sua guida paterna nell’incontro annuale in occasione della Pasqua. Ed è proprio nella Pasqua del 2013 il Vescovo ha indirizzato alla diocesi e agli sposi che vivono in situazione di separazione, divorzio e nuova unione una sua lettera: “Attraversare la porta della fede con il cuore ferito”.

Soggetti destinatari

I soggetti destinatari non sono solamente i fedeli separati e divorziati. Tutta la comunità cristiana è chiamata a essere Chiesa e casa con questi figli e fratelli, che non sono un problema o un caso di disobbedienza alla legge divina, ma persone che soffrono.  E’ un camminare con loro da parte degli “educatori del Popolo di Dio”: sacerdoti, operatori pastorali, ogni famiglia”regolare”. Senza locandine anonime o avvisi generali, ogni fedele si fa promotore e invita personalmente parenti, amici, colleghi segnati dalla separazione, li accompagna e insieme con loro partecipa al percorso.

Finalità

Il percorso permanente di vita e di fede è stata una risposta alla coscienza della Chiesa Italiana che nel suo Direttorio di Pastorale Familiare, 1993, chiedeva di “evitare qualsiasi forma di disinteresse o di abbandono e di non ridurre la azione pastorale verso i fratelli divorziati risposati alla sola questione della loro ammissione o meno ai sacramenti o a svolgere il ruolo di padrino nei sacramenti della iniziazione cristiana” [DPF 215].

Finalità: aiutare il popolo cristiano a vivere l’essere Chiesa accogliendo e accompagnando chi è ferito nella esperienza dell’amore perché non si senta né escluso né riammesso, ma sempre membro dell’unico corpo di Cristo. Il percorso ci indica che questi fratelli non chiedono qualcosa per sé, ma domandano alla Chiesa che diventi ciò che è, si converta alla vera nozione di Chiesa e di poter conoscere e sperimentare le vie di grazia e di salvezza nel tempo del loro digiuno eucaristico.

Struttura del percorso

Gli incontri si svolgono di domenica, perché questo è il giorno del Signore, ogni due mesi, e sono strutturati per essere sia esperienza di Chiesa sia riflessione di vita. La 1° parte dell’incontro prevede di fare esperienza di alcune vie di grazia, anche per quanti non possono vivere la comunione eucaristica, quali: l’incontrarsi come Chiesa, nella sacramentalità della Parola di Dio, nella preghiera comunitaria e nell’impegno di vivere una vita secondo il cuore di Cristo. La 2° parte dell’incontro vede la presenza di una guida qualificata per trattare temi formativi e informativi a sostegno di chi è in ricerca per ricostruire una identità dopo la separazione, per conoscere un cammino di riconciliazione e di guarigione interiore, per dare un senso nuovo ai propri rapporti affettivi e forza a una genitorialità efficace oltre la separazione, soprattutto per incontrare con la comunità il volto del Samaritano, del Cristo che sa trasformare la ferita di una separazione in una nuova chiamata e un processo di crescita in umanità e grazia.

Alcuni frutti e prospettive 

Il vivere il percorso insieme alle coppie e famiglie cosiddette “regolari”e non come una iniziativa a parte dedicata ai fedeli separati e divorziati, sta favorendo la crescita di una cultura e di un atteggiamento di ascolto della loro esperienza: chi soffre insegna ai sani come restare in salute. Quanti rimangono fedeli al matrimonio dopo la separazione sono testimoni convincenti dell’amore irriducibile di Dio. La forza di continuare, amando e pregando, nel silenzio di un abbandono comunica a tutta la comunità che l’amore non muore mai di morte naturale e che la fedeltà non è un orgoglio, ma è dono che viene dalla comunità e dalla capacità come famiglia di saper accogliere e creare rete e alleanza con altre famiglie per celebrare il “mistero grande dell’amore”. Chiedono con urgenza alla Chiesa di convertire radicalmente la sua pastorale, quella della preparazione non al matrimonio, ma a vivere nel matrimonio. La grazia degli sposi che vivono in situazione di separazione, divorzio e nuova unione, è nella continua domanda che fanno alle parrocchie e alle aggregazioni ecclesiali: “Quale casa è la tua parrocchia e il tuo movimento?” e alle famiglie cristiane “regolari”: “Quale Chiesa è la tua casa?”.

A cura dei coniugi Marina e Danilo Badiali e di don Carlino Panzeri
Responsabili dell’Ufficio Famiglia

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