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La meditazione di don Massimo Naro

Facciamo l’uomo a nostra immagine…». Le parole della Genesi risuonano nel Duomo trovando ad accoglierle un’assemblea abituata a dar loro un significato che pare evidente. Ci vuole la finezza esegetica di don Massimo Naro per far parlare in modo imprevedibile quell’arcano plurale divino: «Dio non sta parlando tra sé e sé, il suo è un linguaggio colloquiale, come se già includesse l’uomo che sta per creare». Nel Duomo gremito il silenzio è assoluto: in parte perché è primo mattino, e l’attesa del Papa che arriverà di lì a poco si fa densa, ma soprattutto per l’intensità di una meditazione che introduce la giornata, sotto la guida del vescovo di Fiesole e vicepresidente della Cei, Mario Meini, e spinge la preghiera dentro il disegno creatore del Padre. Con quel plurale «Dio crea l’essere umano rivolgendoglisi – nota don Naro –. E parlandogli lo fa esistere ». Una sfumatura che fa scintillare di nuova luce la Scrittura rendendo d’un tratto evidente che «la creazione dell’uomo è un evento relazionale», nella creatura «c’è un imprinting che la apre all’altro». È la rivelazione dell’«umanesimo biblico» che «disegna il volto dell’uomo, conferendogli un carattere personale: l’essere umano è se stesso quando è con e per l’altro, esposto verso il prossimo e verso il mondo». A conferma di questa orma innata ecco il completamento del messaggio biblico: «Maschio e femmina li creò». «L’essere umano – spiega Naro – è segnato nel profondo dall’alterità, la riconosce come la sua fondamentale grammatica esistenziale. Scopre sin dall’origine che dovrà declinarsi al plurale». Contemplare l’umanesimo nel suo “big bang”: ecco il segreto per capire di cosa stiamo parlando a Firenze.

da Avvenire, 11 novembre 2015

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