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Fede e cultura a dialogo nell’epoca postmoderna (FUCI di Arezzo-Cortona-Sansepolcro) Arezzo - Cortona - Sansepolcro

Fede e cultura a dialogo nell’epoca postmoderna

Gruppi FUCI

Nella primavera del 2010 si è pensato di ridare vita in diocesi a un gruppo FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) per animare tra i giovani universitari, attraverso il dibattito culturale, un percorso di ricerca della fede. Fu una scommessa. Da molti anni mancava nella Chiesa diocesana una vera e propria pastorale universitaria.

La proposta del gruppo iniziale fu divulgata per via informatica: le risposte dei nostri coetanei hanno permesso di formare un’ampia mailing list, via via accresciuta attraverso le adesioni alle iniziative realizzate. Provammo a verificare se l’intuizione montiniana di puntare sulla formazione attraverso Camaldoli, che è uno dei centri vivi della nostra Chiesa, funzionasse ancora. Ci affascinava la vicenda delle Settimane di Studio, presso il Monastero di Fonte Bono, che negli anni ’30 del Novecento selezionò quella compagine di giovani studiosi, capaci nel momento di rifondazione della coscienza morale e cristiana della Nazione, di produrre il cosiddetto Codice di Camaldoli. Si trattò di una combinazione di fini e giovani intelligenze, guidate da sapienti maestri. I fucini di allora furono in grado di leggere i segni dei tempi.

Campo di intervento

Quando mettemmo mano al nostro gruppo, occorreva raccogliere gli interessi culturali degli studenti di oggi e proporre un percorso che impegnasse i singoli alla coerenza evangelica. Con la sobrietà metodologica dei Monaci e l’aiuto della Grazia divina abbiamo visto coinvolgersi nella Chiesa diocesana un “team” di giovani intenti a studiare seriamente e a cercare il vero volto di Gesù nel nostro tempo. L’esperienza è maturata progressivamente. Alcuni si stanno impegnando fortemente, altri sembrano ancora in cammino: tutti abbiamo la consapevolezza di essere “in via”, come dice Agostino, non ancora arrivati. Il percorso affascina, i contatti si moltiplicano; è bello vedere, nelle iniziative dentro l’università o nei momenti di preghiera a Camaldoli, che ricompaiono persone raggiunte dall’onda lunga delle nostre scelte di gruppo di sapore fucino.

Soggetti coinvolti

Ci è chiaro che la sfida che abbiamo davanti ci aiuta a crescere. Sollecitati dalla ricerca delle problematiche socio-culturali che più da vicino coinvolgono le giovani generazioni aretine, si sono sviluppati dibattiti interessanti, che hanno visto coinvolte le sensibilità e i vari percorsi di studi universitari. Si sono sviluppate relazioni interpersonali, risultato interessante perché è andato al di là dell’individualismo tradizionale di Arezzo. Supportati dal nostro Arcivescovo, ci è stato possibile organizzare dibattiti all’interno dell’università, momenti di riflessione alla presenza di uomini di governo e di studiosi di fama nazionale, che hanno risposto al nostro invito. La necessaria preparazione agli eventi promossi dal gruppo, ci ha indotto ad incontrarci regolarmente, dando vita ad una sorta di seminario interdisciplinare, lontana eco del metodo acquisito per i temi dello spirito a Camaldoli.

Difficoltà e criticità incontrate

Abbiamo imparato cosa significhi mettere in comune le potenzialità umane e culturali di ciascuno e l’esperienza ci ha fatto gustare che la somma dei contributi porta frutti ancora più grandi dell’intento dei singoli. Non è stato sempre facile. Nel nostro gruppo, come del resto in qualsiasi altra esperienza di questo genere, ci sono personalità diverse, ognuna con un suo percorso di vita. Per armonizzare i rapporti all’interno del gruppo ci stiamo impegnando a cercare di capire il significato profondo dell’ascolto, vincere la tentazione di prevaricare gli altri, rispettare e invogliare al dialogo anche chi fa più fatica ad esporre il proprio pensiero personale.

Frutti sul territorio

Si è avviata una riflessione forte sulla formazione universitaria, sulla necessità di far maturare le persone, gli occhi rivolti alla professione a cui ciascuno è chiamato, i cuori motivati dalla fede che progressivamente molti componenti del gruppo percepiscono come valore aggiunto.

Ci siamo misurati, fin da subito, con la difficile situazione del nostro ateneo. Poco alla volta è diventato impegno comune svolgere un vero e proprio ruolo di “ponte” fra gli organi direttivi dell’università e la nostra diocesi, favorendo un dialogo che ha permesso una comunicazione che mancava. Il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche cittadine ha consentito una riflessione sempre più ampia sugli strumenti più opportuni per fronteggiare le difficoltà che riguardano le nuove generazioni. Sono emerse nei dibattiti le diverse concezioni sul fenomeno umano nel nostro tempo. Ne abbiamo fatto tesoro con il gusto di far riscoprire a molti l’umanesimo cristiano.

Accanto all’ordine del fare non è mai venuta meno la ricerca dell’essere attraverso un percorso cristiano. I Monaci ci hanno aiutato ad incontrare Gesù. Ci siamo ritrovati a confrontarci su temi profondi. Una vera palestra dello spirito che ha fatto crescere la nostra fede ed incrementato la nostra amicizia. Ragionare insieme sulla Scrittura ci ha fatto ottenere doni consistenti. Stiamo coinvolgendoci sempre più nella Chiesa. Presentare l’umanesimo incarnato nella persona del Cristo è la missione che caratterizza maggiormente la nostra identità. Spesso infatti, anche solo per ragioni organizzative, veniamo a contatto con ragazzi che hanno bisogno di sentire il “primo annuncio”. Ci viene offerta la possibilità di far conoscere la persona di Gesù ai nostri coetanei che talvolta sembra essere lontani dalla Chiesa. Ci piace coniugare fede e ragione per far luce sulle tante contraddizioni del nostro tempo, ma soprattutto sulle nostre coscienze. Abbiamo bisogno di abbeverarci costantemente alla fonte della Parola e all’Eucaristia che abbiamo imparato, nella sobrietà monastica, a riscoprire come incontro reale con Cristo e con i fratelli.

Tra i tanti cammini che esprimono la nostra condizione giovanile, tutti abbiamo percepito come grazia singolare che una giovane nostra amica e collega universitaria, battezzata nella Chiesa Ortodossa Rumena, condividendo la nostra esperienza, abbia voluto essere accolta nella comunione cattolica. Il momento della sua professione di fede, nel cuore di Camaldoli, è stato come il segno della benedizione di Dio sul nostro cammino. Al di la dell’esperienza ecumenica, siamo testimoni, gli uni per gli altri, della maturazione avvenuta in tutti e del pur faticoso cammino che, alcuni, che avevano abbandonato la fede, attraverso la comune nostra esperienza ecclesiale, stanno facendo.

Riflessioni conclusive e prospettive

La storia che stiamo raccontando ci fa rendere conto del ricco bagaglio spirituale che il gruppo continua ad approfondire giacché, coniugando antichi ideali di formazione del cattolicesimo italiano con l’appello che Papa Francesco ha fatto a tutti noi d’essere una Chiesa in uscita, ci fa scoprire la bellezza del nuovo umanesimo in Cristo Gesù.

L’esperienza ecclesiale avviata ci ha fatto rendere conto che noi stessi non dobbiamo stancarci di coltivare il rapporto personale con Dio attraverso la preghiera, che ci rende testimoni credibili del Vangelo dentro l’università.

Oggi il gruppo sta cercando di farsi presente nelle 4 vallate della nostra vasta diocesi, non solo quindi nella città di Arezzo, con la speranza di accendere in tutti i ragazzi che incontreremo sulla nostra strada, quella passione verso la persona del Cristo, motore primo del cammino di conversione di ciascuno.

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