esperienze

Brindisi - Ostuni

Assistere e ascoltare

Accoglienza dei migranti

L’esperienza di accoglienza nella Vicaria di Brindisi ha inizio  in particolare nel 1983, con la nascita del “telefono amico” e successivamente della prima “casa di accoglienza”, entrambi a cura di un piccolo gruppo di volontari della Caritas Diocesana.

Erano le primissime esperienze di centro di ascolto (seppur telefonico, inizialmente) e di ospitalità a persone senza fissa dimora e piccoli nuclei familiari che, in periodi di crisi abitativa, cercavano un luogo dove alloggiare temporaneamente, per alcuni mesi.

Mentre il centro di ascolto diocesano prese forma dopo pochi anni, solo negli anni ’90 invece, a partire dal marzo 1991, l’accoglienza nella casa divenne, se così si può dire, strutturale. Dopo l’arrivo nel capoluogo di circa 25.000 albanesi, cominciarono gli “sbarchi” continui, quasi quotidiani, che modificarono la tipologia dell’accoglienza: non si trattava più solo di garantire temporaneamente un alloggio (prevalentemente a locali e connazionali), ma di effettuare vere e proprie prese in carico che richiedevano percorsi quasi personalizzati per ciascuna persona e/o famiglia.

Sotto le continue esortazioni da parte della Chiesa, in particolare dell’arcivescovo Mons. Todisco, nacquero così diverse e significative esperienze: le accoglienze in casa anche da parte di famiglie locali, gemellaggi e adozioni a distanza, ma soprattutto servizi che garantissero i bisogni primari quali il vitto, l’alloggio, l’assistenza sanitaria, fino all’accompagnamento per l’inserimento e la frequenza dei fanciulli stranieri nelle scuole e quello lavorativo per gli adulti.

Si deve a quegli anni l’avvio del servizio mensa in città a cura dell’Istituto S. Vincenzo e delle “dame di carità”; un servizio garantito nei giorni feriali dall’Istituto ed integrato, nei giorni festivi, da un numero sempre crescente di Comunità parrocchiali cittadine.

Nel maggio 2000, come logica conseguenza di un cammino pastorale di preparazione avvenuto nei cinque anni precedenti, il servizio diviene così quotidiano nella nuova struttura messa a disposizione dalla Diocesi in via Conserva, sede della Caritas Diocesana. Nasce a seguito di una attenta e seria osservazione dei bisogni del territorio, da una lettura fatta a più occhi, dall’esigenza che la comunità si facesse comunitariamente carico della presenza dei poveri, dalla fedeltà alla Parola ed all’Eucaristia, divenendo, in questo modo, segno per i poveri di un Dio che è amore ed accoglienza, segno per i cristiani di come essere fedeli al Vangelo, segno per la città di cosa sta a cuore alla Chiesa.

Con tutte queste premesse, ad oggi il servizio continua ad essere offerto, quotidianamente e comunitariamente a turnazione, dalle Parrocchie di Brindisi in collaborazione con la Caritas Diocesana, a famiglie e persone singole, italiane e straniere, che si trovano temporaneamente in situazione di disagio.

Negli ultimi anni, sotto la spinta della crisi economica che coinvolge anche i nostri territori, il numero dei pasti preparati annualmente è cresciuto fino a 72.000, rappresentando quindi un punto di riferimento imprescindibile per tante situazioni di difficoltà. Ad oggi, gli utenti del servizio sono per meno di un terzo persone straniere, per più di due terzi famiglie locali, spinte da reddito insufficiente, mancanza di lavoro, problemi giudiziari…

Il servizio ha di conseguenza una duplice valenza: rispondere ad un bisogno primario, cercando, per quanto possibile, di realizzare interventi che non siano solo assistenziali ma promozionali, interventi che facciano percepire la prossimità e che, con l’accompagnamento, tendano a far diventare le persone di cui ci si prende cura soggetti della propria liberazione; contemporaneamente, suscitare risposte di volontariato, con la convinzione che l’attenzione e la cura degli ultimi vada di pari passo con il coinvolgimento di persone sempre nuove nei servizi (operatori pastorali, gente comune e varie realtà territoriali ecclesiali e civile) e aiuti a superare mentalità e stili utilitaristici, aprendo parrocchie, gruppi e famiglie a gesti di condivisione ed accoglienza.

Sempre verso la fine degli anni ’90, come segno permanente di carità di tutta una Comunità nasce Casa Betania della quale da sempre se ne occupa la Parrocchia S. Vito Martire. Ospita persone in difficoltà, ai margini della società, persone di cui le Istituzioni non si interessano, e che, con infinita premura, si tenta di accompagnare per restituire loro diritti e dignità, la forza di camminare sulle proprie gambe.

È gestita da volontari, di giorno e di notte, e vive esclusivamente di carità, con periodi di permanenza degli “ospiti”, italiani e stranieri, variabili a seconda delle necessità, in vista tuttavia della realizzazione di un progetto individualizzato.

Nel corso degli anni anche l’attività di ascolto si è diffusa: ad oggi esiste in città una rete territoriale di otto centri d’ascolto che, oltre ad essere strumento di prossimità per tante situazioni di disagio personali e familiari, ha lo scopo di animare la comunità locale, ecclesiale e civile, cercando di avere una lettura attenta ed una conoscenza sempre più chiara dei fenomeni di povertà, di individuare e promuovere occasioni per farne comprendere le cause, di far riconoscere la disponibilità di tante risorse e di proporre eventuali possibilità di impegno concreto.

L’attenzione ai richiedenti asilo

Nel corso di questi ultimi anni (dal 2004 ad oggi), la Chiesa locale ha rivolto una grossa attenzione ai richiedenti asilo presenti in città (provenienti da Eritrea, Etiopia, Sudan, Mali, Costa d’Avorio, Ghana, Togo, …), proponendo cammini di integrazione sociale, culturale ed economica, ed intervenendo su diversi fattori problematici tra i quali:

  • quello abitativo, per assicurare una struttura di accoglienza dignitosa e per evitare che venissero utilizzate le baracche di campagna o i giardini della stazione ferroviaria;
  • quello del vitto e dell’igiene personale, per garantire bisogni primari;
  • quello dell’ascolto, dell’orientamento, della tutela legale e sanitaria, per un valido accompagnamento nell’iter giuridico-burocratico (Questura, Commissione esaminatrice richiedenti asilo, ASL, Centro per l’Impiego, …);
  • quello della formazione professionale e l’inserimento lavorativo in relazione alla loro permanenza sul territorio italiano;
  • A tal proposito, oltre ai servizi alla persona (vitto e alloggio, docce ed indumenti, distribuzione serale di latte e coperte, centro di ascolto ed orientamento, sportello legale, ambulatorio medico, corsi di alfabetizzazione, accompagnamento in ambito formativo e lavorativo, …) promossi da Caritas Diocesana, Istituto S. Vincenzo e Migrantes, diverse sono state le iniziative pensate ed organizzate per far crescere e maturare, tra italiani e stranieri, mentalità ed atteggiamenti di rispetto, stima ed accoglienza reciproca, al fine di favorire conoscenza, scambio reciproco, pari opportunità, di prevenire preconcette diffidenze e comportamenti discriminatori e contribuire ad una ordinata convivenza.

Per questo, negli anni, in collaborazione con le Parrocchie, gli Uffici diocesani disponibili, l’associazionismo laico e cattolico, le comunità di stranieri presenti sul territorio, sono stati organizzati e realizzati sul territorio diverse attività di sensibilizzazione e animazione interculturale, quali:

– Incontri-Dibattito tematici a livello diocesano, vicariale e parrocchiale: momenti di confronto e scambio sulla tematica dell’immigrazione, in particolare in occasione della presentazione dell’annuale Dossier Immigrazione;

– Incontri-Feste multietniche in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, con momenti di preghiera interreligiosa, tavole rotonde, feste gastronomiche di piatti tipici, folclore e musica etnica, mostra di prodotti artigianali, per vivere un viaggio ideale attraverso i sapori, le spezie e le culture di zone geograficamente lontane, alla scoperta di differenze, fonti di ricchezza e vita.

In particolare, negli ultimi anni, nella ricorrenza dei solenni festeggiamenti in onore del Santo patrono della Comunità, la Parrocchia S. Giustino de Jacobis organizza la Festa dei Popoli, occasione questa per creare momenti di unione, di riflessione religiosa e sociale, intervallata da iniziative ludiche. Così come si è oramai consolidata la Commissione ecumenica che, oltre alla Chiesa Cattolica, coinvolge la Comunità Valdese e quella Ortodossa in un cammino ecumenico durante tutto l’anno, con momenti di scambio e confronto, di preghiera interreligiosa, incontri di sensibilizzazione in ambienti cattolici e laici. L’arricchimento reciproco ha portato altresì a significativi gesti di accoglienza in particolare nei confronti di stranieri e badanti dell’Europa orientale.

Inoltre, negli ultimi tre anni, alcuni giovani extracomunitari che hanno frequentato la scuola di alfabetizzazione presso la parrocchia S. Vito Martire, hanno chiesto di completare il cammino di iniziazione cristiana iniziato in Africa o di essere battezzati.

Dall’incontro con questi giovani sono emersi tre aspetti:

  1. il desiderio di essere cristiani;
  2. la capacità di legare la loro esperienza di Dio a eventi concreti della loro storia spesso fatta di sofferenza;
  3. la consapevolezza che la fede nel Signore Risorto cambia la qualità della vita.
  4. Il racconto delle loro storie e soprattutto il loro desiderio di essere cristiani sono stati per l’équipe dei catechisti una esperienza molto bella e edificante. Nel nostro contesto culturale, dove si è cristiani per tradizione, ci siamo riscoperti ‘evangelizzati’ da giovani extracomunitari che hanno incontrato esperienzialmente il Dio di Gesù Cristo con il conseguente desiderio di aderirgli completamente.

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