esperienze

Castellaneta

Spazio Adolescenti e Giovani “Giovanni Paolo II”

Adolescenti e giovani: risorsa non problema

Da alcuni anni è operante a Massafra (Ta), appoggiato presso la Parrocchia San Francesco, lo Spazio Adolescenti e Giovani “Giovanni Paolo II”.

Condividiamo alcune riflessioni che giustificano l’iniziativa e ne rafforzano l’intuizione.

La visione, oggi, dell’adolescenza è prevalentemente negativa e critica. Prevale una preoccupazione diffusa riguardo al destino delle nuove generazioni, alla loro capacità di affrontare la vita, alle problematiche che li affiggono. I media tendono a dipingere il mondo giovanile come difficile, irto di pericoli, connesso con fenomeni come il bullismo, la criminalità minorile, la depressione e il suicidio, l’alcolismo e le tossicodipendenze.

Molti di questi problemi sono reali, ma non bisogna cadere nell’eccesso di realismo altrimenti si rischia di costruire visioni riduttive.

I nostri giovani non sono soltanto questo, ma molto di più.

In campo educativo è importante alimentare anche la dimensione del possibile, cioè cogliere le potenzialità, le risorse ancora inespresse e nascoste aiutando in modo maieutico i nostri giovani a trovare un senso dell’esistenza dando una risposta alla domanda d’amore, verità, bellezza che si affaccia per la prima volta durante l’adolescenza. La comprensione dell’adolescenza coinvolge non solo aspetti biologici e psicologici geneticamente determinati, ma anche di tipo sociale (elementi etnici, storici, linguistici, simbolici), per cui richiede una lettura più complessa. Non possiamo comprendere gli adolescenti in modo adeguato se non attraverso il cambiamento delle generazioni adulte che le hanno generate ed i cambiamenti storici, economici e sociali del mondo occidentale negli ultimi decenni.

Non si tratta solo di parlare di crisi degli adolescenti, ma di una crisi più vasta e generalizzata che coinvolge anche gli adulti. Non si tratta di gestire crisi individuali, bensì una crisi della società e della cultura. L’adolescenza, allora, non è il tempo dell’incertezza a cui segue il tempo della stabilità. È piuttosto il tempo in cui si impara a stare nell’incertezza e in quella condizione di ricerca che accompagna tutta la vita. Il disagio giovanile non è soltanto la manifestazione di una criticità, ma anche il presentimento di una possibilità, una volontà di autenticità e di contattato con se stessi, una volontà di futuro e di senso.

Preoccupante, allora, non è che molti ragazzi si chiedano se la vita abbia un senso, ma che molti tra loro non si chiedano mai che senso abbia. Il disagio giovanile è soprattutto un fatto culturale, e non psicologico, cioè la conseguenza di società nichilista che li priva di ciò di cui hanno maggiormente bisogno: cioè, un orizzonte di senso. Se questo è vero, allora, abbiamo bisogno di una risposta educativa, capace di far leva sul desiderio, sulle risorse latenti e sulle possibilità di sviluppo.

Nello stesso tempo vi è un interdipendenza tra le insicurezze educative dei genitori e le incertezze esistenziali dei ragazzi, per cui è opportuno ritornare a un ‘attenzione formativa per gli adulti che hanno la responsabilità di educare, a partire dalle famiglie. Occorre, quindi, che le istituzioni educative si concepiscano come luoghi di incontro con le famiglie e tra le famiglie, come spazio di scambio di esperienze e di pensiero condiviso, per ricostituire attorno ai genitori, spesso soli ed isolati, una rete significativa che possa sostenerli e agevolarli nelle scelte educative.

Sarebbe significativo riscoprire le ragioni pedagogiche e politiche di quell’ideale di comunità educante che permette alla persona di trovare nell’etica della comunità il suo compimento naturale.

Una comunità compattata dal desiderio e dalla progettualità e che abbia come presupposto non il controllo o il dovere, ma la scelta e la responsabilità. Per cui il compito pedagogico si pone come “educazione alla responsabilità” al fine di prendere decisioni indipendenti ed autentiche, un educazione non incentrata sulla trasmissione di conoscenze, ma sull’affinamento della coscienza.

Un educazione, quindi innovativa nel metodo: educare non significa trasmettere bensì affinare; Innovativa nei contenuti: il fine dell’educazione non sono le conoscenze o le nozioni, bensì la persona, che è essenzialmente coscienza e responsabilità.

Si comprende, allora, come sia nell’educazione dei giovani, quanto nella prevenzione e cura dei loro disagi bisogna superare un impostazione orientata al soddisfacimento di bisogni, ma sviluppare percorsi orientati a esigenze ideali. Un’educazione tesa a riscoprire e coltivare nei giovani la forza propulsiva degli ideali, dei significati esistenziali e dei valori, incentrata sulla valorizzazione di una vita che si realizza nel dono di se, costituisce probabilmente anche la risposta più efficace al disagio derivante dalla frustrazione di alcuni bisogni di ordine socio- economico o emotivo-relazionale.

Occorre aiutare a condurre una vita significativa nonostante l’esperienza del limite, del fallimento o della delusione. L’educazione, insomma, non può che occuparsi dell’esigenza spirituale che alberga in ogni essere umano: l’esigenza di senso.

Queste sono le direttrici lungo le quali cerchiamo di sviluppare il nostro servizio ai giovani all’interno dello spazio adolescenti giovani dedicata a quella grande figura di educatore rappresentata tra l’altro da Giovanni Paolo II.

 

Lascia un commento

  • (non sarà pubblicato)

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture.
Anti-spam image