esperienze

Catania

La salute incarnata nel territorio

Più attenzione alle richieste del malato

Le attività dell’Ufficio per Pastorale della salute si sono avviate circa un decennio fa con la promozione delle cappellanie ospedaliere ad opera di padre Carlo Lazzaro, un francescano che per anni è stato direttore dell’Ufficio. I suoi anni di servizio sono stati propedeutici per il successivo sviluppo dell’impegno del nostro ufficio. Nel 2012 è succeduto nella direzione dell’Ufficio don Mario Torracca, sacerdote e medico. Come primo impegno si è provveduto alla revisione dei nuovi statuti dell’Ufficio Pastorale e della Consulta diocesana dell’Ufficio, che sono stati approvati ad quinquennium dal nostro Arcivescovo.

La Consulta, i cui compiti sono lo studio e la presentazione di proposte adeguate alle varie problematiche riguardanti il mondo della salute nei suoi vari ambiti, è costituita da rappresentanti delle varie associazioni di volontariato operanti nel settore, medici e personale sanitario, rappresentanti dei religiosi e dai referenti vicariali che sono espressione del coinvolgimento e della corresponsabilità con tutte le comunità parrocchiali.

L’Ufficio, nello svolgimento delle sue attività si è preposto di seguire tre precisi campi di azione. Innanzitutto si è ulteriormente promossa la costituzione delle cappellanie ospedaliere che ormai sorgono in tutti gli ospedali della diocesi e in alcune grosse cliniche private. Un forte sostegno, in tal senso, ci è stato dato dal nostro Arcivescovo, il quale ha desiderato inserire nelle cappellanie i diaconi permanenti, che insieme ai laici volontari e al cappellano operano all’interno dell’ospedale.

Nel cammino pastorale delle Cappellanie si è dato particolare risalto alla necessità di assicurare una costante presenza accanto al malato da parte dei volontari della cappellania, attraverso una programmazione pastorale che tenga conto dei vari tempi forti dell’anno liturgico: ad esempio, nel tempo di Avvento i volontari, insieme al cappellano, sono impegnati, nel far vivere ai fratelli degenti in ospedale, i vari momenti della S.Novena in preparazione al S.Natale, coinvolgendo attivamente anche il personale medico ed infermieristico; nel tempo di Quaresima la Via Crucis nei reparti, ecc.

Tutto ciò è vissuto con particolare gioia e commozione dai malati, consentendogli di partecipare a questi momenti di preghiera con grande intensità e fede, pur non essendo in grado di parteciparvi nelle loro rispettive comunità perché malati.

Si è cercato anche di non trascurare la cura amorevole, il conforto e la consolazione dei familiari che spesso vivono con grande sofferenza la malattia dei loro cari, accompagnandoli anche, eventualmente, nell’elaborazione del lutto in occasione della morto del proprio congiunto.

Particolare cura, ci è sembrato doveroso prestare, a quei genitori che devono affrontare l’esperienza devastante della morte del proprio figlio: si è costituito un gruppo di mutuo aiuto, “Figli in cielo”, che si avvale, oltre che dell’assistenza spirituale, anche della competenza e del supporto di un psicologo.

In molte parrocchie si sono avviate delle belle esperienze di ambulatori medici gratuiti per l’assistenza medica ed infermieristica agli indigenti ed ai fratelli extracomunitari.

Per qualificare sempre meglio, questo prezioso servizio ed importante missione, si è creduto imprescindibile curare la formazione dei volontari delle cappellanie. Da tre anni la formazione dei ministri straordinari della distribuzione della Santa Comunione è curata, congiuntamente, dall’Ufficio della Pastorale della Salute e dall’Ufficio Liturgico. Sempre nell’ambito della formazione, l’Ufficio coadiuvato dalla Consulta ha proposto con cadenza mensile incontri di formazione, coinvolgendo illustri relatori, sia nel campo scientifico-medico, bioetico e pastorale.

Da due anni in diocesi è, inoltre, attivo un Master biennale in Etica Sanitaria e Bioetica, in collaborazione con lo Studio teologico S. Paolo della Facoltà Teologica di  Sicilia. Tra i frutti di questi momenti formativi, c’è la prossima apertura di un Centro Diocesano di Bioetica con uno sportello aperto al pubblico.

Per quanto riguarda le cappellanie ospedaliere si è voluto dare molto spazio al volontariato dei laici, facendo coesistere all’interno della Cappellania non solo coloro che collaborano strettamente con il cappellano per l’assistenza religiosa, ossia i ministri straordinari, ma anche tutte quelle associazioni di volontariato che prestano servizio negli ospedali e nelle case di cura (Avulss, Misericordie, VOI, ecc…). La presenza di una multiformità di carismi impreziosisce e riqualifica il servizio accanto al malato che non si può limitare alla sola assistenza religiosa ma anche all’accompagnamento umano, psicologico, morale del malato stesso. Con opportune iniziative e inviti si è fatto sì che le parrocchie che sorgono vicino all’ospedale, partecipino con le rispettive comunità nelle diverse attività della cappellania.

Un terzo ambito è rappresentato dall’impegno capillare nel territorio per la sensibilizzazione delle comunità parrocchiali nella cura pastorale del malato.

Oggi più che mai, il malato viene precocemente dimesso dalla struttura ospedaliera e riconsegnato alla famiglia, che spesso vive ciò con grande difficoltà e solitudine.

Purtroppo, ancora si ha una visione obsoleta della cura pastorale dei malati da parte di tanti parroci e delle rispettive comunità parrocchiali, riducendo la cura dei malati solo alla periodica visita del ministro straordinario della S.Comunione e qualche rara volta del parroco.

Ancora molto va fatto in tal senso perché la parrocchia possa sempre più divenire “comunità sanante” che consideri il malato non come oggetto ma come soggetto di una pastorale comunitaria che tragga forza dalla testimonianza di fede di molti nostri fratelli malati.

L’Ufficio ha ritenuto utile realizzare un censimento in ognuno dei 15 Vicariati di cui è composta la nostra diocesi, parrocchia per parrocchia, attraverso un questionario in cui si chiedeva di annotare quanti operatori di pastorale della salute erano presenti in parrocchia, il numero dei malati seguiti regolarmente a domicilio e la presenza, nel territorio parrocchiale, di ospedali, cliniche, case di cura, case-famiglia e case di riposo per anziani.

Tutto questo lavoro ci aiuterà nei prossimi anni ad assicurare una adeguata assistenza religiosa in tutte le strutture socio-sanitarie ed a dare adeguato risalto a questo importante e delicato ambito della pastorale come è quello della salute.

I dati raccolti saranno al più presto pubblicati in una sorta di vademecum facilmente fruibile da coloro che dovendosi ricoverare presso una delle suindicate strutture, desiderando avvalersi dell’assistenza religiosa, potranno trovare i necessari riferimenti e contatti.

I sempre più efficaci progressi della medicina ed una sempre più attenta riorganizzazione della sanità in Italia, se da una parte hanno contribuito a far sì che la vita media si sia innalzata, dall’altra hanno messo sempre più in luce le difficoltà che spesso tante famiglie sperimentano nell’assistere un proprio familiare.

Come Chiesa chiamata ad essere presente, così come ci ricorda il Santo Padre, nelle periferie esistenziali, il nostro ufficio vuole impegnarsi sempre più perché col contributo delle comunità parrocchiali e con il prezioso apporto del volontariato cristiano, giunga ad ogni fratello o sorella malati, la consolazione e la testimonianza dell’amore di Dio.

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