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Progetto di Ospitalità per i rifugiati (Chioggia) Chioggia

Ero straniero e mi avete ospitato

Progetto di Ospitalità per i rifugiati della Diocesi di Chioggia

Il progetto nasce dall’incontro fra alcuni volontari di Caritas impegnati nell’accompagnamento di immigrati e rifugiati della città di Chioggia ed un gruppo di giovani volontari della Comunità Missionaria di Villaregia. Questi, dopo aver meditato l’Evangelii Gaudium, hanno voluto visitare le “periferie” del proprio territorio. Prendendo coscienza della situazione precaria dei richiedenti asilo hanno sentito il forte desiderio di fare la propria parte e così hanno iniziato a collaborare alle attività della Caritas.

Nel corso del 2014 sono giunti altri 65 richiedenti asilo. I missionari, i giovani e i volontari della Caritas già impegnati nel servizio ai rifugiati hanno così iniziato a lavorare parallelamente e sinergicamente nei quattro centri di accoglienza sparsi nel territorio diocesano e a “fare rete” coinvolgendo le istituzioni locali, alcune cooperative sociali, le parrocchie ed i gruppi giovanili. L’emergenza però aveva bisogno di coordinamento e di un minimo di struttura. Per questo nel novembre 2014 è nato questo progetto che intende, in primo luogo, coordinare le forze diocesane a servizio dell’accoglienza degli oltre 100 rifugiati ospitati nella nostra diocesi. Inoltre il progetto prevede un’azione formativa a vantaggio dei volontari e agisce nell’ambito della sensibilizzazione ai temi dell’immigrazione e dell’accoglienza attraverso l’organizzazione di eventi culturali per la popolazione locale ed incontri presso scuole e oratori.

Chioggia 2b
Chioggia 2c

 

Campo di intervento

L’azione principale del progetto è quella di “umanizzare l’ospitalità” dei giovani rifugiati rendendola meno dura e difficile così da favorirne l’inclusione sociale. L’obiettivo che soggiace a tutte le sue aree di intervento è quello di creare le condizioni perché ci si incontri tra persone, ci si possa riscoprire fratelli in umanità nonostante le differenze di razza, lingua e religione.

Le aree nelle quali il progetto interviene sono:

  • Area culturale
  • Area linguistica
  • Area della manualità
  • Area ludico-ricreativa
  • Area dell’inclusione sociale
  • Area dell’accompagnamento religioso

Soggetti coinvolti

I laici sono i veri protagonisti del Progetto che, di fatto, si regge sul volontariato: gli attuali 40 volontari, impegnati nelle varie aree di azione, sono giovani e adulti di varie estrazioni culturali ed appartenenze associative. Il coordinamento del progetto è affidato ad una missionaria della Comunità di Villaregia che opera a nome di Caritas Diocesana. Gli altri partner del progetto sono i Comuni di Porto Viro e Chioggia, alcune cooperative sociali, associazioni, gruppi ecclesiali e parrocchie.

Soggetti destinatari, finalità dell’iniziativa, strumenti

I destinatari del progetto sono gli oltre 100 rifugiati ospitati nel nostro territorio, ma non solo: anche i volontari e le persone coinvolte mediante i vari strumenti d’intervento sono protagonisti e destinatari insieme.

Gli strumenti adoperati dal progetto sono:

  • La costituzione delle scuole di lingua nei 4 centri di accoglienza della diocesi
  • L’accompagnamento personalizzato nell’ambito:
    • Sanitario
    • Psicologico
    • Amministrativo
  • La costituzione di laboratori di manualità
  • L’organizzazione di momenti ludici: sport, feste, pranzi condivisi insieme ad altri giovani o volontari
  • L’organizzazione di momenti culturali per aiutare l’apprendimento della cultura italiana: cineforum, concerti, visite culturali, ecc.
  • L’organizzazione di catechesi per i rifugiati cattolici e di momenti di preghiera per le varie confessioni cristiane

Uno strumento particolarmente efficace si è dimostrato l’attività denominata “Aggiungi un posto a tavola” che nel periodo di Natale 2014 e Quaresima 2015 ha portato i rifugiati, divisi in gruppi di 2-4, nelle famiglie del territorio che si sono rese disponibili all’accoglienza. Accompagnati da uno o più volontari del progetto i rifugiati hanno potuto condividere un pasto in un clima fraterno condividendo alle famiglie ospitanti la propria storia, i propri sogni e le proprie speranze. Con quest’attività sono state raggiunte oltre 70 famiglie e gruppi parrocchiali per un totale di 400 persone.

Frutti sul territorio

Possiamo riconoscere che il primo frutto del progetto è quello di aver avvicinato dei volti, aver fatto incontrare delle storie: quelle di chi ospita e quelle di chi è ospitato. In un contesto poco incline all’accoglienza, il progetto sta aiutando la popolazione del Delta del Po e di Chioggia a superare la paura del diverso, dello straniero maturando una maggiore sensibilità alla fraternità ed alla solidarietà.

Un altro frutto è la creazione di una rete di collaborazione fra istituzioni, soggetti del terzo settore e comunità ecclesiale. Il progetto, infatti, sta aiutando le parrocchie, i gruppi, i movimenti e le associazioni ad adoperarsi affinché si possa realizzare la Parola di Gesù: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35). Un importante segnale della ricaduta del progetto in diocesi è il fatto che, nella veglia diocesana dei giovani per la Pentecoste 2015, il momento centrale sia la testimonianza dei rifugiati e dei giovani volontari del progetto.

Eventuali difficoltà e criticità incontrate

Non sono mancati in questi mesi critiche acerbe di alcune parti della popolazione ai rifugiati e alle istituzioni ecclesiali e sociali che si stanno adoperando per loro.

Le criticità interne sono:

  • il coinvolgimento di nuovi volontari per sostenere ed aumentare i servizi nelle varie aree del progetto
  • la relazione con alcune strutture ospitanti, più preoccupate del profitto che di un’autentica accoglienza
  • la gestione delle lunghe attese dovute alla modalità con la quale il nostro Paese concepisce l’accoglienza emergenziale e la lentezza con la quale si organizzano le commissioni competenti per la verifica dello status di rifugiato.

Eventuali proposte per superare il nodo problematico

Pur riconoscendo nel volontariato il cuore del progetto ci stiamo accorgendo di aver bisogno di un minimo di struttura per poter accompagnare le varie attività organizzate.

Per questo vorremmo iniziare un processo di coinvolgimento lavorativo di giovani già impegnati volontariamente nelle aree sopramenzionate. Inoltre auspichiamo di poter inserire nello stesso alcuni giovani del servizio civile.

Potenzieremo poi la dimensione formativa, investendo forze e risorse nella formazione dei volontari e nella sensibilizzazione della comunità ecclesiale e del territorio, e diffonderemo maggiormente l’iniziativa “Aggiungi un posto a tavola” per favorire l’incontro diretto tra le famiglie ed i gruppi con i rifugiati.

Riflessioni conclusive e prospettive

Nonostante il Progetto sia ancora agli inizi, si possono individuare alcune prospettive significative per i soggetti che ne prendono parte:

  • i giovani rifugiati sperimentano una “vicinanza umanizzante” dei volontari i quali, non solo prestano un servizio, ma diventano amici e confidenti, persone alle quali consegnare i drammi vissuti, i sogni e le attese;
  • i volontari si scoprono capaci di prossimità e sperimentano una fraternità oltre le barriere ed i preconcetti;
  • le varie forze ecclesiali e sociali iniziano a lavorare insieme sedendosi attorno ad un unico tavolo con il desiderio di collaborazione;
  • una parte della popolazione locale sta superando le barriere razziali ed i preconcetti culturali e intravede l’altro volto dell’immigrazione;
  • i giovani trovano uno spazio di servizio e di espressione dei propri talenti e contribuiscono a costruire una società solidale e multiculturale;
  • gli annunciatori del Vangelo trovano spazio per raccontare l’Amore di Dio con la testimonianza della vita e l’annuncio della Parola;
  • il mondo del volontariato gioca un ruolo decisivo in un emergenza che abbisogna di competenza e capacità di prossimità solidale.

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