esperienze

Chioggia

Le acque di Siloe

Comunità familiare

A partire dalla scelta… avviata la domenica di Pasqua del 2007, quando Mattia e Manuela, una giovane coppia di ingegneri informatici, dopo un periodo di discernimento all’interno della Caritas Diocesana, decidono di dare inizio all’accoglienza aprendo la loro famiglia a minori segnalati dai servizi pubblici. È una opzione chiaramente legata alla maturazione di coppia, avvenuta nella cornice del mondo ecclesiale.  La parrocchia come punto di partenza per sperimentarsi e sperimentare la propria scelta di fede anche nell’attenzione all’altro, il servizio come catechista di Emanuela, l’animazione dei giovanissimi per Mattia e l’organizzazione insieme dei grest estivi. Il coinvolgimento nella Pastorale Giovanile per pensare e realizzare occasioni di incontro e animazione pastorale per i giovani. Poi l’incontro con la marginalità e il volontariato, per Emanuela con i bambini dei campi rom, per Mattia con la disabilità durante l’esperienza di servizio civile svolto con la Caritas Diocesana. Poi l’impegno nella Pastorale Familiare diocesana per l’animazione delle giovani coppie. Tasselli che si sono intrecciati con le scelte di coppia che Mattia e Emanuela hanno intrapreso via via nel loro percorso, il matrimonio, la scelta di avere dei figli, il lavoro impostato in una logica non utilitaristica, ma in grado di valorizzare la propria dimensione familiare nella sobrietà, l’insegnamento nel sostegno di Emanuela. Successivamente la scelta di impostare la propria famiglia sull’accoglienza di altre situazioni che necessitino di un periodo di attenzione e cura, attrezzandosi e formandosi a dovere. Queste tappe unitamente all’incontro con tante persone, testimoni al tempo stesso di una fede che diventa concreta nell’attenzione a chi è in difficoltà e di una presa di responsabilità e coscienza civile, hanno maturato la scelta di Emanuela e Mattia di accettare la proposta di avviare a Chioggia l’esperienza di una comunità familiare per bambini e ragazzi con storie di grave disagio familiare. Una scelta che si basa sulla volontà di vivere il vangelo nella condivisione piena nei confronti di chi vive la ‘fatica’, ma al tempo stesso sul desiderio di sperimentare forme di cittadinanza responsabile e attiva. Due dimensioni vissute da Emanuela e Mattia come sempre connesse e, insieme, in grado di generare nuove forme di presenza laicale nei territori.

La Comunità Familiare… denominata “Le acque di Siloe”, diventa un punto di riferimento per il quartiere, il centro storico di Chioggia e per varie persone provenienti anche da altri mondi culturali anche  distanti dalla matrice ecclesiale. Nasce l’associazione Muraless che ha come scopo quello di costruire ponti di accoglienza nei confronti di persone che vivono, quelle che possiamo chiamare, cittadinanze marginali.  Immigrazione, minori, accoglienza e accoglienze, famiglie che si aggregano e che danno inizio all’esperimento di vicinati solidali, di animazione di quartiere, di disponibilità per elaborare una proposta culturale di esperienze integrate.  Così, una proposta marcatamente legata al mondo della Caritas, si apre e si aggancia con altre presenze nel territorio. Alcune di queste sono anch’esse di matrice ecclesiale come la Cooperativa Sociale Titoli Minori e l’esperienza del Commercio Equo e Solidale che nel frattempo si era consolidata anche con un Negozio del Mondo e con la Cooperativa ‘Fare il Mappamondo’.

Nel contempo matura l’idea che… fragilità, carità partecipata, cittadinanza solidale sono i punti di aggregazione culturale di quella che si va configurando come una somma di esperienze:  un’ esperienza plurale e integrata.    Acque di Siloe, Muraless, Titoli Minori si configurano come esperienze laicali dove, dopo lo start up della Caritas Diocesana sono i laici credenti, non credenti, diversamente credenti che fanno incontrare e integrare i loro umanesimi. Ci si riconosce nel desiderio – prima ancora che nella necessità – di essere reciprocamente contaminati, di dare inizio ad una esperienza   in-clusiva e non es-clusiva.

Per formazione e sensibilità si vede la necessità di far nascere dall’integrazione un nuovo soggetto sociale di partecipazione: la Cooperativa Sociale Agricola TerraViva. TerraViva mette insieme diversi tasselli e diverse progettualità: la possibilità di dare avvio ad un esperimento di agricoltura biologica anche per la  peculiarità del territorio di diventare produttori del miele di barena; di proporsi come uno strumento di inserimento lavorativo per persone svantaggiate provenienti dalla comunità familiare dopo il 18° anno di età o da percorsi di tossicodipendenza e di disagio mentale; di essere un soggetto che in tutto si inserisce nel mercato e diventa competitivo. Ci si raccorda con un ramo operativo della Cooperativa Titoli Minori che nel frattempo ha sviluppato con i ragazzi disabili l’attività di GustAbili, un servizio di Catering che nel territorio propone la sua professionalità in occasione di cerimonie laiche e religiose (matrimoni, prime comunioni, cresime, lauree…).

L’esperienza che parte da Mattia e Manuela… diventa  plurale, cioè diventano  le esperienze che si fondono e si integrano attraverso la presa in carico delle umanità marginali che la comunità cristiana e la comunità civile intercettano nel territorio della Chiesa Diocesana di Chioggia.  Così una parte del mondo ecclesiale che con Mattia e Manuela condivide la spiritualità della casa-famiglia, si esperimenta anche nell’accoglienza dei profughi provenienti dal Nord Africa prima, e dalla nuova emergenza di fratelli che provengono dall’Africa sub sahariana che caratterizza la primavera 2014: lo fa mettendo insieme e creando sinergie con mondi ‘altri’ con insegnanti e studenti universitari che chiedono di poter costruire le loro tesi di laurea nella scuola per i profughi, che si svolge nei modesti locali della caritas.

L’esperienza plurale e integrata non è esente da alcune criticità che inevitabilmente s’incontrano in terreni così inesplorati. La prima criticità è data da un non facilissimo approccio culturale e pastorale a questa metodologia di azione. Agire nella consapevolezza che ciò che conta è l’insieme dei soggetti che si riconoscono in una prassi, può far apparire come marginale l’annuncio del Vangelo o non centrale.

La seconda criticità è la difficoltà nel percorrere l’itinerario che dalle opere porta alla fede. Mentre è normale ritenere percorribile il percorso dalla fede alle opere, più complesso, meno immediato sembra essere il processo specularmente inverso cioè dalle Opere alla Fede. Partire dalle Opere per arrivare alla Fede implica il riconoscimento di spazi comuni dell’etica e della cittadinanza attiva e solidale su cui convergere per prassi condivise tra cristiani e non cristiani. Partire dalle Opere per arrivare alla Fede, implica ancora uno spazio dichiaratamente non già evangelizzato, una sorta di pre evangelizzazione sul quale immettere la differenza cristiana.  Partire dalle Opere per arrivare alla Fede, infine significa uno sguardo positivo sul mondo e sulla nostra realtà territoriale anche proponendo con gradualità percorsi di spiritualità della prossimità.

Una osservazione conclusiva riguarda il tipo di prospettiva che questo laboratorio di integrazioni avviate può riservarci nel prossimo futuro. Sentiamo forte il bisogno di spazi riflessivi aperti a tutti partendo dalla lettura narrativa e profonda dell’esperienza umana, attraverso l’analisi delle relazioni genitore-figlio; adulto-adolescente. Inoltre il desiderio che possa cogliere, nella laicità del linguaggio, il dato teologico che scoprire Gesù significa scoprire la sua umanità e quello ecclesiale del superamento di una fede vissuta per tradizione e realizzare il passaggio culturale verso una fede accolta per convinzione a fronte dell’impegno testimoniale di uomini e donne di buona volontà.

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