esperienze

Jesi

Ricerca azione sui gruppi caritativi

Per affrontare le povertà materiali e relazionali

Quando nel 2014 si insediò la nuova Commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro di Jesi ci si rese conto che la crescente crisi economica stava determinando la nascita nella diocesi di molte esperienze che affrontavano la povertà materiali e relazionali di singoli e famiglie. La necessità di capire e conoscere più a fondo questa realtà ha determinato l’avvio di un progetto di ricerca per capire meglio che cosa stava nascendo e soprattutto come collegare tra loro queste singole esperienze al fine di organizzare meglio gli interventi ma anche come rendere la carità praticata a livello locale anche un movimento ecclesiale e sociale che realizzasse gradualmente ciò che gli operatori sociali definiscono “advocacy” cioè pratiche per la tutela dei diritti e doveri dei singoli cittadini in stato di bisogno promovendo il loro protagonismo.

Campo intervento

Le esortazioni di Papa Francesco, tra cui quella di considerare la Chiesa, in questa fase storica, come un grande “ospedale da campo”, ci ha indotto ad avviare un progetto di ricerca su questi gruppi caritativi sviluppando e declinando parole e concetti come “dialogo, ciitadinanza, fragilità e carità”.

Soggetti coinvolti

La scelta è stata quella di attuare la ricerca azione favorendo il protagonismo di tanti soggetti al fine di rendere la ricerca stessa una occasione di collaborazione e coordinamento tra gruppi caritativi ed istituzioni.

In questa prospettiva si sono coinvolti i seguenti soggetti:

  1. Commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro di Jesi;
  2. una Caritas parrocchiale di Jesi – San Giovanni Battista (copromotrice);
  3. Azienda Pubblica servizi alla persona di Jesi e della Vallesina;
  4. Università Politecnica delle Marche;
  5. 38 gruppi gruppi ed associazioni caritativi della diocesi di Jesi.

Soggetti destinatari, finalità dell’iniziativa, strumenti

La ricerca-azione si è sviluppata attraverso l’utilizzo di un tirocinio di 250 ore di una studentessa del corso di laurea specialistica in servizio sociale dell’Università politecnica delle Marche – Ancona, che ha contattato ed intervistato 38 gruppi caritativi della diocesi di Jesi che coincide, in gran parte con il territorio di competenza della Azienda pubblica per i servizi alla persona dei Comuni della Vallesina che ha una popolazione di circa 100.000 abitanti.

Tale ricerca nasce su input della Commissione diocesana e di una caritas di una piccola parrocchia (1200 abitanti) che da tempo ricevevano delle sollecitazioni a dare il proprio contributo per conoscere e migliorare la collaborazione tra i vari soggetti pubblici e privati che da tempo, ed in modo diversi, avevano manifestato l’esigenza di operare in modo autonomo ma più dipendente gli uni dagli altri.

La ricercatrice, in collaborazione con tutte le assistenti sociali della Azienda, ha pertanto intervistato tutti i gruppi sotto la guida della sua relatrice dell’Università. L’aver posto delle domande comuni a tutti i gruppi ma anche aver chiesto dei pareri su questioni specifiche, ha rafforzato la sensazione di sentirsi parte di un comune progetto. Alcune di queste realtà si conoscono ma pochissime tra loro collaborano. Da anni le istituzioni pubbliche avvertivano la necessità di un coordinamento che però necessita di una base teorica e metodologica solida con cui agire.

Frutti sul territorio

L’intera ricerca, che è la tesi di laurea specialistica, sarà pubblicata e diffusa in vari modi nel territorio diventando uno strumento per che potrà favorire accordi, prassi condivise e progetti comuni.

A titolo esemplificativo, l’intervista, presenta una serie di domande che invita ogni gruppo a fare proposte concrete su possibili azioni comuni nel campo organizzativo, gestionale e formativo.

Questa impostazione del lavoro ha permesso di far sentire i gruppi intervistati quali soggetti attivi verso una necessaria azione di coordinamento sia rispetto ad altri organismi ecclesiali (Caritas diocesana) sia rispetto alle varie istituzioni pubbliche.

La ricerca è stata definita pertanto ricerca azione in quanto si sono anche ipotizzate delle ipotesi di miglioramento rispetto al campo di intervento alcune delle quali già in corso di sperimentazione.

Sul piano ecclesiale la ricerca ha rappresentato un piccolo segnale per agire in comunione tra i vari gruppi operanti nelle varie parrocchie.

Eventuali difficoltà incontrate

La tendenza all’autoreferenzialità, al pensare il proprio intervento come esaustivo della comprensione della realtà determinano la non accettazione della complessità che invece è soprattutto riconoscimento di una realtà che oggi più che mai è plurale, non solo a livello di analisi ma anche nelle risposte.

Vi sono anche delle difficoltà legate a concepire la carità secondo la prospettiva della promozione della dignità umana che significa, anzitutto, promozione della possibilità della persona in stato di bisogno di essere protagonista della propria soluzione al problema che sarà efficace quanto più essa sarà in comunione con altre persone.

Eventuali proposte per superare il nodo problematico

La sfida più grande consiste nel pensare che agire in comunione significa non coordinare gli altri ma, nel rispetto dei specifici ruoli e competenze, coordinarsi con gli altri per passare anche alla coprogettazione e cogestione.

Tali obiettivi possono essere perseguiti in modi diversi ma soprattutto attraverso momenti di ascolto reciproco progettato in modo rigoroso nonché attraverso una formazione congiunta che parta dalla esigenze dei tanti gruppi operanti sul territorio e che spesso agiscono da soli senza alcun rapporto strutturato con altre realtà.

Ma ciò che abbiamo or ora esplicitato rimane pur sempre poco rispetto alle sfide della complessità. Come commissione riteniamo che, al di la della ottime iniziative formative che vengono organizzate a livello diocesano ogni anno, si possa ipotizzare un percorso formativo alla cittadinanza responsabile, strutturando un percorso a livello regionale o quantomeno a livello interdiocesano. Su questa ipotesi la commissione ha anche elaborato un documento con alcune proposte che è nostra intenzione farlo conoscere nelle prossime settimane.

Riflessioni conclusive e prospettive

Vivere la trasformazione. Il futuro non vedrà più riproporre schemi sociali come quelli di appena qualche anno fa. Nulla sarà come prima dal punto di vista del benessere economico e sociale. Le crescenti disuguaglianze rappresentano una dinamica che, sembra, inarrestabile. La prospettiva della collaborazione riducendo la competizione sociale è una prospettiva di lungo periodo ma necessaria per avviare quella trasformazione in grado di scardinare quella ideologia – antropologia su cui sembra basarsi le nostre società contemporanee che divide in due la comunità: vincitori e vinti.

Il progetto esposto è una goccia nell’oceano ma si muove nella prospettiva di contribuire a trasformare il modello di convivenza sociale ed economica che non è in crisi ma è semplicemente e drammaticamente fallito come la Chiesa ed il Papa ce lo ricordano sempre più spesso. La crisi non è la causa ma la conseguenza di un fallimento.

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