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Per un originale approccio pastorale alla disabilità (Gruppo "Io con te" • Latina-Terracina-Sezze-Priverno) Latina - Terracina - Sezze - Priverno

Io con te

Per un originale approccio pastorale alla disabilità

Il gruppo “Io con Te” è un gruppo ecclesiale che ha come scopo quello di elaborare un cammino di catechesi aperto non solo alle esigenze del mondo dell’handicap ma anche a quelle di ogni altra persona che ne condivida le finalità. Ha cominciato a prendere forma nel maggio 2007 e si è sviluppato all’interno delle attività della Parrocchia di San Domenico Savio di Terracina.

Tali attività hanno preso vita dopo un attento ascolto delle esigenze, della profonda solitudine e dei dolori che ruotano intorno ai soggetti disabili ed alle loro famiglie offrendo un’opportunità concreta di incontro e condivisione.

La disabilità interroga, infatti, la nostra coscienza soprattutto in quanto credenti, e ci invita a vivere ogni evento alla luce della fede: per valorizzare la specificità di ogni figlio di Dio e rendere visibile la diversità delle singole esperienze umane, che costituisce la ricchezza spirituale della Chiesa.

Sin dall’inizio gli operatori coinvolti, coordinati dalla psicologa Maria Valente, hanno accolto con prontezza e amore tale proposta di servizio alla Chiesa perché coincideva con la loro personale scelta di vita cristiana decidendo, così, di farsi carico della persona disabile nella globalità dei suoi bisogni umani e spirituali.

Il gruppo “Io con Te” si è subito configurato in un “noi”, in una realtà che si espande e dà senso anche a tutti i dolori, le solitudini interiori, le scoperte, la personale e insopprimibile, seppur non sempre evidente, voglia di amare ed essere amati così come si è.

Campo di intervento

Ad oggi tale gruppo di operatori ha strutturato in modo stabile un progetto psico-spirituale con l’utilizzo delle favole inglobando in esso tre laboratori: teatro, ballo e attività ludiche.

A tale attività se ne sono progressivamente aggiunte altre di supporto culturale e scolastico per i soggetti, del gruppo o del territorio, in difficoltà cognitiva o sociale e altre ancora a carattere più ricreativo-sociale (passeggiate, esperienze in città, vacanze al mare) per gli adolescenti in situazioni di handicap.

Parallelamente è stato necessario organizzare un percorso formativo rivolto ai familiari dei bambini e ragazzi inseriti nelle varie attività. Sono stati previsti, inoltre, incontri settimanali di condivisione del percorso e incontri mensili di formazione spirituale sia per i responsabili che per  i volontari e i genitori.

Ogni attività e ogni spesa affrontata è stata sempre totalmente gratuita per i partecipanti. Le risorse sino ad oggi sono state coperte dalla provvidenza, dalla comunione dei beni dei responsabili e da  iniziative che ogni Natale il gruppo porta avanti nel territorio.

Soggetti coinvolti nell’iniziativa

I diversi laboratori e attività vedono la partecipazione di soggetti, dai tre anni in su, in situazione di difficoltà e non, di genitori, volontari e operatori. Il gruppo è stato strutturato in modo da garantire il più possibile un equilibrio tra situazioni di disagio e normalità.

A tale attività sono presenti persone con disabilità fisica, sensoriale, cognitiva e psichica. I volontari invece sono di varie età (adolescenti, giovani e adulti) che seguono un cammino formativo e sono parte attiva nei processi organizzativi.

Intorno a tale gruppo si è strutturata una rete cittadina di professionisti, commercianti, imprenditori e varie associazioni del territorio che supportano in ogni modo le attività del gruppo. Il sindaco e l’assessore ai servizi sociali del Comune di Terracina offrono sempre il loro contributo morale e concreto, seguendo da vicino, con interesse e condivisione piena, attraverso periodici aggiornamenti, il  percorso formativo e le attività.

Soggetti destinatari, finalità dell’iniziativa, strumenti

Il gruppo “Io con Te”, pur indirizzandosi prevalentemente a quei bambini, ragazzi e adolescenti che presentano più difficoltà, è soprattutto un’opportunità concreta che il Signore ci offre per poterlo incontrare in coloro che sono considerati tra gli ultimi nella logica di questo mondo.

Le attività proposte sono strumenti privilegiati che facilitano la condivisione e la comunicazione del messaggio d’Amore e di Unità che come cristiani dobbiamo vivere sino a rendere nuove tutte le cose. Esse, inoltre, rappresentano una possibilità di attualizzare un cammino catechetico più innovativo: attraverso l’esperienza vissuta si rendono concreti quegli obiettivi che altrimenti rimarrebbero solo teorici. A questo proposito stiamo sperimentando quest’anno l’apertura del gruppo anche all’esperienza del catechismo del settore discepolato.

I vari laboratori sono nati, nel tempo, dall’esigenza dei partecipanti del gruppo e sono, quindi, solo un pretesto e un’opportunità per far veicolare il messaggio cristiano, nella consapevolezza che nessuno di noi ha la pretesa di sentirsi un super-esperto di teatro, ballo, ecc.

Laboratorio di teatro

Il laboratorio vuole offrire la possibilità di portare in scena se stessi, senza sentire il peso del proprio handicap, sapendolo offrire allo sguardo dello spettatore mutato di segno: ciò che è negativo diventa positivo. Attraverso l’itinerario tracciato dalle favole classiche e non, si è scelto di attivare un percorso spirituale, psico-emozionale e relazionale che viene condiviso poi con la città attraverso una rappresentazione teatrale.

Si realizza, così, un’esperienza emozionale irripetibile e particolarmente incisiva per una significativa crescita dell’ identità personale. Ogni attore diventa, così, “portatore di grandezza”, traghettatore di cambiamenti e riflessioni profonde, specchio attraverso il quale lo spettatore accede ai processi più intimi della sua psiche, riscoprendo nella diversità una nuova opportunità per accedere alla conoscenza di se stesso e degli altri.

Laboratorio di ballo

Con l’esperienza del ballo si vuole sperimentare la pienezza e la bellezza che scaturisce dalla possibilità di condividere tutte le parti del nostro essere, mettendoci in gioco senza aver paura di vedere manifestati i nostri limiti. Attraverso piccoli passi di danza si possono attivare riflessioni intime, sicurezze mai avute, possibilità di essere accolti in uno spazio sociale che fa assaporare la gioia di sentirsi protagonisti riconosciuti dal gruppo.

Laboratorio di attività ludiche

Il gioco per un bambino in difficoltà fa parte spesso più del mondo dei desideri che di quello della realtà quotidiana. Il tempo libero, piuttosto che essere un tempo per la socializzazione e lo svago, si riempie spesso di solitudine, silenzi e attese di rapporto molte volte disilluse. Abbiamo voluto così ridare al bambino la gioia del gioco perché esso è vita, cibo per la crescita psico-emozionale, cognitiva e relazionale.

Attività che promuovono la crescita individuale e di gruppo

Per le persone con disabilità anche i desideri più semplici sembrano essere quasi “assurde pretese” di difficile realizzazione. Per molti ragazzi poter passeggiare con i coetanei, andare a mangiare una pizza senza i genitori, fare spese accompagnati da amici, imparare a suonare uno strumento, avere delle spiegazioni aggiuntive su argomenti scolastici non sono normali opportunità, ma sogni che difficilmente si trasformano in realtà.

Attraverso tali attività vogliamo offrire ai bambini e ragazzi nuove opportunità di condivisione e crescita personale. 

Attività di sostegno e formazione rivolta alle famiglie

Sostenere i genitori dei disabili vuol dire prioritariamente sostenerli nella riorganizzazione dei processi interni ed esterni in modo che si possano attivare strategie efficaci per la gestione dello stress e la valorizzazione delle soluzioni positive da mettere in campo. Per un genitore accettare la sfida posta dal “limite” significa ripensare il proprio progetto di vita condizionato dalla nascita di un figlio diverso da quello “sognato”.

Il nucleo centrale del lavoro del gruppo con i genitori non è solo quello di aiutarli a individuare quelle capacità umane positive e di fiducia nell’altro che aiutano la famiglia a valorizzare le sue risorse, ma di leggere le singole storie alla luce del Vangelo perché il disabile ci fa vedere il mondo con gli occhi di Dio: in profondità, al di là di ogni apparenza e di ogni efficienza.

Attività di formazione rivolta ai volontari del gruppo

Gradualmente i volontari sono arrivati alla convinzione che non era possibile solo accontentarsi di entrare nel mondo sconosciuto e difficilmente raggiungibile che si nascondeva dietro l’handicap, ma occorreva impegnarsi in ogni attività e iniziativa programmata, seguendo un percorso di formazione rivolto sia all’acquisizione di specifiche tecniche e metodologie per agevolare il percorso di crescita di soggetti con disabilità, che nell’’approfondimento del percorso spirituale sia personale che come gruppo. È diventato sempre più chiaro per tutti che nel dolore Gesù si rende particolarmente vivo e noi possiamo abbracciarLo, sceglierLo, servirLo in modo unico.

Frutti sul territorio

Tutto il lavoro del gruppo in questi anni è stato ritmato da una cadenza biennale che prevedeva come punto di arrivo una rappresentazione scenica pubblica delle favole che erano state scelte come spunto per il lavoro formativo e che, rielaborate con il contributo di tutti (soggetti normali e non), veniva poi messa in scena. Nell’ultima rappresentazione teatrale – “Il brutto anatroccolo” – erano presenti in piazza circa 2000 persone.

Tali momenti hanno rappresentato anche delle verifiche del lavoro svolto e permesso di valutare le difficoltà, i punti critici e le eventuali modifiche da realizzare ma, cosa per noi di fondamentale importanza, hanno messo in gioco le nostre persone sino in fondo, verificando anche il livello di amore reciproco presente nel gruppo.

Da tali verifiche è possibile notare dei trend piuttosto chiari circa lo sviluppo del gruppo durante gli anni a partire dall’inizio (2007) quando consisteva solo di 11 presenti, di cui 3 volontari, la responsabile, 5 bambini con disabilità e 2 genitori.

Oggi si nota un cospicuo aumento del numero dei volontari (circa 40) ma anche il numero dei ragazzi partecipanti (58 unità). Il gruppo ha così raggiunto a settembre 2013 le 110 unità costituite da persone provenienti da tutta la provincia (Priverno, S. Felice, Fondi, Lenola, Monte S. Biagio e Terracina). In tale gruppo sono inseriti anche tre bambini mussulmani, due ortodossi e una volontaria buddista.ì

Uno dei traguardi più importanti raggiunti, è che la percentuale di persone con handicap nel gruppo dei partecipanti è vicinissima a quella delle persone normodotate e ciò permette una corrispondenza quasi esatta tra numero di ragazzi con e senza disturbi.

All’apertura delle attività, nel settembre 2013, ci è stato chiesto l’inserimento anche di bambini di poco più di tre anni che con gioia stanno partecipando alle attività del gruppo che sono state calibrate rispettando le esigenze dei bambini/ragazzi e della loro età. Per questo, spesso si procederà con attività di gruppo, coordinate da un referente, secondo l’età dei partecipanti:

  • Gruppo bambini 3-6 anni
  • Gruppo bambini 7-10 anni
  • Gruppo ragazzi 11-15 anni
  • Gruppo ragazzi 16-21 anni
  • Gruppo giovani dai 21 anni in su
  • Gruppo genitori

In questi anni, oltre ai partecipanti alle attività, è anche aumentato il numero dei professionisti che si sono messi a disposizione del gruppo per supportare gratuitamente e facilitare le varie attività (Sindaco e assessore servizi sociali della città di Terracina; insegnanti di ballo e canto; tecnici di ripresa TV; impresari edili; sarte; commercianti di vari settori; fotografi; gestore stabilimento balneare e alcune associazioni del territorio).

Eventuali difficoltà e criticità incontrate

Una difficoltà che si nota è legata ad una certa rotazione tra i volontari e particolarmente tra gli studenti giovani che rappresentano circa un terzo (33) di tutti i partecipanti (110).  Infatti per la loro situazione di studio sono soggetti a inevitabili cambiamenti soprattutto alla fine delle scuole secondarie, così come vari adulti che per nuove situazioni di vita (matrimonio, figli, difficoltà familiari) non sempre possono assicurare lo stesso impegno. Questo costringe a ripartire continuamente e può causare dei contraccolpi in una esperienza che richiede essenzialmente continuità e stabilità nei rapporti.

Un’altra criticità è dovuta alla necessità ormai ineludibile di una stabilità anche strutturale e logistica con un sacerdote che, condividendo pienamente il percorso del gruppo, diventi figura di riferimento stabile per gli operatori e per i partecipanti alle varie attività.

Eventuali proposte per superare il nodo problematico

Tenendo sempre presente che ogni cosa che si fa non è semplicemente un’attività sociale, ma un modo concreto per vivere l’essenza del cristianesimo, è diventato oggi  necessario un percorso di discernimento per rivedere l’impostazione delle attività ed adeguarle sempre meglio allo sviluppo che si è verificato e alle necessità sempre maggiori di stabilità e continuità oltre che di formazione umana e spirituale dei soggetti protagonisti sia volontari che partecipanti.

In questa direzione occorrerà rendere sempre più efficaci gli incontri periodici con i  genitori e con i volontari perché è sempre più necessario che queste persone possano crescere nel servizio.

Riflessioni conclusive e prospettive

Un lavoro così dinamico nelle modalità e nella specialità del gruppo mostra chiaramente la necessità di essere non super specialisti nel fare, che pure deve essere metodologicamente all’altezza della situazione, ma nell’amare e nel costruire quel rapporto di unità che dà senso a ciò che facciamo. Per amare di più e meglio bisogna anche essere sempre più attenti e competenti e per questo la formazione non va sottovalutata.

L’ascolto del dolore e delle esigenze di chi soffre ci invita ad aprire nuove piste:

  • necessità di periodi più lunghi, anche di vacanza, da trascorrere insieme;
  • percorsi di potenziamento del sé attraverso piccole esperienze vicine al mondo del lavoro;
  • possibilità di valorizzare sempre di più il soggetto disabile che deve passare dalla fase in cui viene amato a quella in cui sente di potersi impegnare, in prima persona, per sostenere, secondo le sue possibilità, chi è più piccolo e ha bisogno di essere aiutato.

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