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Calafata

Cooperativa agricola e sociale

Calafata è una cooperativa agricola e sociale che salva i terreni destinati all’incuria, valorizzando il paesaggio e offrendo opportunità lavorativa a soggetti svantaggiati o a quanti hanno perso l’occupazione in seguito alla crisi economica attuale.

Storia

I dati raccolti dai centri di ascolto Caritas e la quotidiana esperienza di incontro e di vicinanza delle comunità cristiane sottolineava da tempo l’aggravarsi del fenomeno della perdita di occupazione.

Porzioni di popolazione che fino a questo momento non erano state toccate dal fenomeno, hanno dovuto far fronte alla contrazione del mercato occupazionale, trascinando le proprie famiglie in situazioni di severa fragilità economica.

Nell’analisi del contesto diocesano il lavoro risultava dunque una delle priorità alle quali provare a dare una risposta e a partire dalla quale costruire percorsi di senso e di speranza che dicessero la scelta di fondo della comunità diocesana: farsi prossimi alle situazioni di difficoltà, uscire dagli schemi di azione soliti, incontrare le persone laddove il loro dolore le portava.

Si è dunque dato mandato all’Ufficio per la Pastorale Caritas di intraprendere un percorso di riflessione attorno al tema del lavoro, di promuovere iniziative che lo ponessero nel fuoco della lente e cominciare a raccogliere l’interesse di persone che contribuissero all’ideazione di questo soggetto nuovo.

Dopo un percorso di preparazione di oltre un anno, è nata la cooperativa Calafata:

  • cooperativa, in una terra in cui la tradizione contadina è sempre stata declinata in termini familiari, al fine di sottolineare il valore mutualistico, di solidarietà reciproca che il lavoro può favorire
  • agricola, per tornare ad investire sul territorio, con la particolare attenzione per quelle porzioni di terra che erano state lasciate all’incuria e rischiavano di perdere la propria vocazione agricola e di danneggiare anche l’ambiente circostante.
  • Sociale, per fornire occasioni di riscatto e di inclusione ai soggetti in situazioni di svantaggio, ma anche alle persone colpite da una nuova situazione di fragilità in seguito alla crisi economica.

La cooperativa si è chiamata Calafata, evocando l’immagine del duro lavoro della Calafatatura, richiamando il sacrificio e il senso dell’operare dei Maestri Calafati che – nel nascondimento dei cantieri – turavano con pece e stoppa le piccole fessure delle navi che ne avrebbero reso difficile e pericolosa la navigazione. La convinzione è proprio quella, che oggi serva alla speranza degli uomini proprio questo lavoro di compagnia nascosto, umile, tenace.

La cooperativa esiste da 3 anni e sta concludendo la sua fase di start up.

Campo di intervento

Calafata è un’esperienza simbolica nel campo della cura della fragilità, dell’accompagnamento, l’ascolto e il dialogo con il territorio, del lavoro e della carità intesa nel suo valore pedagogico rispetto alle comunità cristiane. È anche un’esperienza di cura e salvaguardia del creato e proprio dall’attenzione rispetto a questo ultimo campo prende le sue mosse.

Soggetti coinvolti

L’esperienza è stata promossa dalla Diocesi, attraverso l’ufficio Pastorale Caritas.

Si è poi costruita in relazione e dialogo con molti soggetti del territorio, in primis, i Gruppi di Acquisto solidale della zona. Ha coinvolto infine moltissimi soggetti in una rete molto stretta di collaborazione. In particolare, le istituzioni locali quali l’Azienda Sanitaria Locale, i Comuni di Lucca e Capannori e la Provincia di Lucca, le associazioni di categoria come la Coldiretti e Ue coop, alcune parrocchie del territorio come quella di San Concordio di Moriano, di segromigno Piano e di Don Bosco a Viareggio e il Seminario Arcivescovile. Ha collaborato con i Centri di Ascolto Caritas Parrocchiali. Nell’intento di operare in uno stile concreto di comunione e ci collaborazione ha poi tessuto reti con altre cooperative del territorio come la Cooperativa Odissea, con altre aziende agricole (Az. Agricola Nicobio e Az. Agricola del Secco) e con quanti si occupano di dipendenza (Ce.I.S – Giovani e Comunità), disabilità ed altri tipi di svantaggio. 

Soggetti destinatari, finalità dell’iniziativa, strumenti

I soggetti destinatari dell’intervento sono le persone in situazioni di disagio economico e fragilità in seguito alla perdita di occupazione e i soggetti in situazioni di svantaggio.

L’iniziativa si propone di creare inclusione lavorativa e integrazione a partire dal recupero del territorio. Lo fa proponendo un’attività di produzione biologica di miele, orticole, vino, olio in zone degradate. 

Frutti sul territorio

La cooperativa è riuscita nel tempo a dare una risposta lavorativa ad oltre 20 persone.

Ha rimesso in produzione oltre 1.200 piante di olivo che erano state mangiate dai rovi e 7 ettari di vigna. Ha strappato alle erbacce un ettaro di terra per produrre verdure biologiche e ha rimesso in produzione oltre 60 arnie per produrre miele biologico.

Ha inoltre dato frutti fuori dal suo stretto ambito di intervento.

Ha iniziato infatti una coltivazione di campi di proprietà parrocchiale, assieme a quanti vengono a chiedere aiuto ai centri di ascolto. Questi ultimi sono stati coinvolti nella messa in produzione delle verdure che vengono poi distribuite nei servizi di supporto alimentare, al fine di coadiuvare il passaggio da un’ottica meramente assistenziale ad un’ottica di promozione.

Si sono inoltre avviati dei percorsi di formazione alle tecniche di coltivazione sostenibile.

Il frutto più interessante resta, poi, l’esperienza di integrazione che si è potuta promuovere nei confronti dei profughi e richiedenti asilo provenienti dalla Libia e dalla Siria.

Attraverso stage lavorativi o contratti di inserimento, oltre 10 di loro sono stati accolti nella cooperativa, sviluppando proficui percorsi di integrazione con le comunità locali.

Eventuali difficoltà e criticità incontrate

Calafata ha messo la Diocesi davanti a sfide nuove, a percorsi che non erano mai stati tentati in questa forma. Ha richiesto dunque uno sforzo di competenza e di acquisizione di conoscenza molto oneroso per tutti i soggetti coinvolti.

L’esperienza ha inoltre dovuto affrontare l’iniziale diffidenza delle comunità.

La criticità più grande resta, però, paradossalmente l’immensa mole di burocrazia e di norme che esperienze di questo tipo devono scontare, nell’intento (a volte titanico) di restare completamente nell’ambito della legalità.

Eventuali proposte per superare il nodo problematico

Riguardo alla diffidenza registrata sul territorio e anche all’interno delle comunità cristiane, l’esperienza Calafata si concentra sul “racconto”, sul “Raccontarsi”. Si è convinti che il nuovo passa anche dalla capacità che ha di articolare la sua narrazione, di mostrarsi, di proporsi come un possibile percorso, di ricucire gli snodi tra testimonianza e Parola.

Riguardo invece alle difficoltà connesse alla “burocrazia”, Calafata ha scelto la via della competenza, ma anche del “levare la voce” davanti alle istituzioni, di manifestare i problemi, dare espressione al disagio e sollecitare reti tra altri soggetti affinché anche le Istituzioni cogliessero la drammaticità del momento presente e anche esse fossero in grado di rivedere i propri schemi, venire incontro ai soggetti terzi, studiare insieme soluzioni inedite. 

Riflessioni conclusive e prospettive

Calafata è un’esperienza di confine.

Abita la sutura sottile tra la Chiesa e il territorio.

Di fronte alla disperazione dilagante, oppone una testimonianza piccola, molto umile di un modo diverso, evangelico, di intendere il rapporto con la terra e il lavoro.

Testimonia che proprio laddove c’è il punto di debolezza e di crisi, la ferita, c’è anche la risorsa, la risurrezione.

Ha per obiettivo dimostrare che proprio la ferita è la risorsa.

Con questo stile, sceglie di investire in luoghi feriti del territorio per farli rifiorire e decide di farlo, offrendo un’occasione di riscatto a quanti erano stati depauperati anche nella propria dignità.

Offre un’esperienza di comunione nel lavoro.

Calafata è una proposta di “Chiesa in uscita”, che incontra l’uomo nei luoghi delle sue fragilità e delle sue parole e lo fa in un’ottica di riscatto e di risurrezione.

È inoltre la scelta della Chiesa diocesana di lavorare in maniera seminale, anche nel proporre servizi alla carità, nella scelta di fondo di porre segni di speranza al dilagare dello sconforto, non tanto nell’intendo i risolvere, quanto nell’intento di fornire stimoli, intuizioni, nuove prospettive all’animazione delle comunità.

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