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Fondo straordinario di solidarietà per il lavoro

Sussidiarietà "in uscita"

In preparazione al V Convegno ecclesiale nazionale la Chiesa di Padova intende condividere con le Diocesi italiane un’esperienza nata da una “dinamica generativa”, non esclusiva dell’azione pastorale: il Fondo Straordinario di Solidarietà per il lavoro.

Storia e soggetti coinvolti

Il Fondo Straordinario di Solidarietà per il Lavoro, giunto alla quarta edizione (2014), nasce nel 2009, per volontà della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e della Diocesi di Padova, insieme con le Diocesi di Chioggia e di Adria-Rovigo; in seguito si sono aggregate le Province di Padova e di Rovigo, le Camere di Commercio di Padova e di Rovigo, la Fondazione Antonveneta, il Comune di Padova, il Consvipo (Consorzio per lo sviluppo del Polesine).

La pluralità di soggetti coinvolti è elemento caratterizzante: dice un modo di concepire e costruire la comunità in una pluralità di apporti attivati in modo solidale e sussidiario. Con la sua specificità e particolarità anche la comunità cristiana opera in sinergia con altri soggetti, a servizio della persona – specie se in difficoltà – e per il bene comune. Finora, complessivamente, sono stati impegnati 20 milioni di euro, erogati anche da molti altri enti che successivamente hanno aderito al progetto.

Ogni edizione è stata soggetta a verifica con l’attenzione ad affinare le modalità di attuazione, al fine di risultare più efficace e “generativa” nel suo obiettivo finale. 

Campo di intervento

Il progetto, orientato al bene comune e nato per far fronte alle primissime emergenze conseguenti alla crisi economica, si propone di fornire un aiuto concreto alle famiglie e ai singoli in difficoltà a causa della perdita del lavoro e privi di ammortizzatori sociali.

Soggetti destinatari, finalità e strumenti

La prima edizione ha visto la distribuzione “a fondo perduto” di contributi in aiuto a persone e famiglie che si sono trovate improvvisamente senza lavoro e con necessità impellenti. Nelle ultime edizioni l’erogazione è stata finalizzata a contributi di importo massimo di 2500 euro a sostegno di:

  • progetti di enti pubblici e non profit che prevedono l’utilizzo di voucher per il lavoro accessorio;
  • tirocini formativi, di inserimento o reinserimento lavorativo; corsi di formazione con stage per aziende interessate all’assunzione o per il rilascio di particolari abilitazioni;
  • progetti di pubblica utilità organizzati da Comuni e/o loro società partecipate;
  • assunzioni da parte (o tramite) di soggetti autorizzati (Agenzie per il lavoro, consulenti del lavoro, ecc.);
  • “doti lavoro” di importo variabile, spendibili a fronte di contratti di lavoro;
  • progetti di avvio di attività di lavoro autonomo;
  • “doti lavoro” agli over 55 per maturare la pensione;
  • progetti in collaborazione tra gli enti del territorio.

Il Fondo si avvale di 12 sportelli nel territorio diocesano, animati da una sessantina di volontari, che hanno due funzioni:

  • accogliere le richieste delle persone residenti in quel territorio, inviate e presentate dalle parrocchie tramite le Caritas parrocchiali o dai Comuni mediante gli assistenti sociali (il collegamento con le parrocchie e i Comuni favorisce l’accompagnamento di ogni persona da parte di più soggetti, contro l’assistenzialismo a pioggia o decontestualizzato);
  • sollecitare le manifestazioni di interesse da parte di Comuni, enti non profit, parrocchie, aziende e altri soggetti, verso l’accoglienza di queste persone, con gli strumenti previsti e usufruendo dell’incentivo economico del Fondo. Gli sportelli incrociano le richieste dei disoccupati e le manifestazioni di interesse, mantenendo il contatto anche dopo l’avvio del progetto di lavoro per monitorare e accompagnare. Tutta l’organizzazione del Fondo è svolta gratuitamente da volontari e da un funzionario della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Così pure tutte le risorse messe a disposizione dai diversi soggetti, sono destinate esclusivamente all’aiuto alle persone.

 

Frutti sul territorio

  • La Diocesi di Padova in ogni edizione ha disposto erogazioni economiche e attraverso Caritas diocesana e l’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro cura il coordinamento e la formazione dei volontari.
  • Una commissione centrale valuta settimanalmente ogni singola proposta di progetto lavorativo o formativo ai fini dell’erogazione.
  • Nell’edizione 2013, nel territorio padovano, il Fondo ha provveduto a un’occupazione temporanea per circa 2000 persone. La Fondazione Zancan, che cura la verifica, ha rilevato che le persone beneficiarie hanno guadagnato in termini di maggiore fiducia in se stesse e recupero del senso di utilità; molte migliorano le dinamiche familiari e si instaurano nuove relazioni sociali.
  • Si è approfondita e sviluppata la “dinamica generativa”: aiutare non significa “assistere” ma attivare le persone affinché possano mettere a frutto le proprie capacità, restituendo – adeguatamente alle loro condizioni – ciò che ricevono. Nessuno infatti è così povero da dover solo ricevere. Le persone sono state aiutate offrendo loro lavoro: è la modalità più efficace e rispettosa per riconoscere la dignità della persona. Con il lavoro la persona può partecipare alla costruzione del bene comune. Chi ne è privato è limitato nella libertà e dignità.
  • In questo approccio la visione cristiana del lavoro è implicata: il lavoro è un’esperienza fondamentale per le persone, ne costituisce un fattore di dignità; è la via scelta dal Creatore stesso e redenta nelle sue contraddizioni e negazioni da Gesù di Nazareth, affinché il dono della creazione sia compiutamente accolto e corrisposto. In questo senso è annunciato il “Vangelo del lavoro”.
  • Molti sportelli sono situati nelle strutture parrocchiali e costituiscono un perno capace di mettere in relazione i soggetti più diversi del territorio, per l’aiuto alle persone in difficoltà. Gli sportelli costituiscono una rete sussidiaria e generativa di solidarietà, di relazioni, di restituzione di dignità. È questa la prospettiva del welfare e della costruzione della comunità, che coinvolge anche soggetti profit, ma consapevoli della finalità del bene comune.
  • Le aziende coinvolte hanno riconosciuto nel Fondo un importante incentivo in un periodo di crisi. Nell’ultima edizione i soggetti che offrivano posti di lavoro sono stati invitati a partecipare con il 20% al costo di ogni lavoratore sostenuto dal Fondo, favorendo un’ulteriore responsabilizzazione e generando una sorta di azionariato territoriale diffuso. Tutti i partner hanno raggiunto la consapevolezza che la grande criticità che vive oggi il nostro paese è la mancanza di posti di lavoro. Le possibilità lavorative esistono quando ci sono realtà economiche e imprenditoriali sane e lungimiranti, oltre a un contesto sociale, istituzionale e valoriale solido. Il Fondo non ha l’obiettivo di affrontare questa criticità ma, scegliendo di sostenere anche l’autoimprenditorialità, intende porre un segno anche in questa direzione.
  • La comunità cristiana si è scoperta più “prossima” e più “umana” e quindi più disponibile a rinnovarsi nella fede in Gesù Cristo. Sono emersi nuovi ambiti di testimonianza evangelica nel sociale, un modo non scontato di incontro con le persone, una modalità di comunione più reale. Sono maturate nuove forme di collaborazione – ad intra e ad extra – e metodologie di lavoro.  Questo andare “in uscita” ha creato opportunità nuove di testimonianza evangelica per le comunità cristiane, sollecitate a entrare nel vivo dei problemi delle persone e della società. Questa esperienza, allo stesso tempo, abbisogna di ulteriore e coraggioso cammino, nella disponibilità alla conversione da parte della comunità cristiana e nell’esercizio delle “buone prassi”.  Questa iniziativa, realizzata assieme a tanti altri soggetti, ha rappresentato per la comunità cristiana un “valore aggiunto”. In tale sinergia essa ha veicolato una specifica ispirazione di Vangelo e di Dottrina sociale. Si è potuto toccare con mano che «la fede in Gesù Cristo illumina l’umano e aiuta a crescere in umanità». I frutti evidenziati sono anche i tratti di quell’umanesimo cristiano – ispirato dalla fede in Gesù – che aiuta a crescere in umanità, mettendosi a servizio dell’interazione tra istituzioni e soggetti diversi, per il bene della persona.Per questi motivi il Consiglio pastorale diocesano, il Consiglio presbiterale e il Coordinamento pastorale degli Uffici diocesani – dopo un confronto narrativo in Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali – hanno riconosciuto nell’esperienza del Fondo Straordinario di Solidarietà per il Lavoro una singolare concretizzazione di quanto proposto e richiesto dall’Invito al V Convegno ecclesiale nazionale, a cui si guarda con speranza.
  • Inoltre i tradizionali confini territoriali della configurazione ecclesiastica sono divenuti ambiti generativi: spazi nuovi di incontro, di passaggio, di comune elaborazione. La complessità del territorio ha portato, infatti, la Diocesi a interagire anche con le Diocesi confinanti di Adria-Rovigo e Chioggia.
  • La comunità cristiana diocesana, consapevole della propria specificità e dopo oculato discernimento, nel contesto di persistente crisi, ha individuato nel Fondo Straordinario di solidarietà per il lavoro una modalità di collaborazione con Istituzioni pubbliche al fine di “generare” il bene comune.

 

Criticità che sollecitano la pastorale “ad uscire”

Una criticità è rappresentata dalla “fatica” ordinaria delle comunità cristiane locali – spesso “pre-occupate” delle “faccende interne” e poco avvezze alla missione – a entrare in una prospettiva generativa condivisa, che disegna una nuova modalità di presenza sul territorio e di dialogo tra enti diversi. Questo andare “in uscita” ha creato opportunità nuove di testimonianza evangelica per le comunità cristiane, sollecitate a entrare nel vivo dei problemi delle persone e della società. Questa esperienza, allo stesso tempo, abbisogna di ulteriore e coraggioso cammino, nella disponibilità alla conversione da parte della comunità cristiana e nell’esercizio delle “buone prassi”.

Riflessioni conclusive

La comunità cristiana diocesana, consapevole della propria specificità e dopo oculato discernimento, nel contesto di persistente crisi, ha individuato nel Fondo Straordinario di solidarietà per il lavoro una modalità di collaborazione con Istituzioni pubbliche al fine di “generare” il bene comune.

Questa iniziativa, realizzata assieme a tanti altri soggetti, ha rappresentato per la comunità cristiana un “valore aggiunto”. In tale sinergia essa ha veicolato una specifica ispirazione di Vangelo e di Dottrina sociale. Si è potuto toccare con mano che «la fede in Gesù Cristo illumina l’umano e aiuta a crescere in umanità». I frutti evidenziati sono anche i tratti di quell’umanesimo cristiano – ispirato dalla fede in Gesù – che aiuta a crescere in umanità, mettendosi a servizio dell’interazione tra istituzioni e soggetti diversi, per il bene della persona.

Inoltre i tradizionali confini territoriali della configurazione ecclesiastica sono divenuti ambiti generativi: spazi nuovi di incontro, di passaggio, di comune elaborazione. La complessità del territorio ha portato, infatti, la Diocesi a interagire anche con le Diocesi confinanti di Adria-Rovigo e Chioggia.

Per questi motivi il Consiglio pastorale diocesano, il Consiglio presbiterale e il Coordinamento pastorale degli Uffici diocesani – dopo un confronto narrativo in Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali – hanno riconosciuto nell’esperienza del Fondo Straordinario di Solidarietà per il Lavoro una singolare concretizzazione di quanto proposto e richiesto dall’Invito al V Convegno ecclesiale nazionale, a cui si guarda con speranza.

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