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Il Punto Giovane (Pastorale giovanile e vocazionale • Senigallia) Senigallia

Punto giovane

Pastorale giovanile dal “cuore evangelico”

Il Punto Giovane nasce a Senigallia nel novembre 2003, dopo un anno di incontri mensili tra giovani e sacerdoti, coordinati dalla Pastorale Giovanile.

Volendo far ripartire un cammino di Pastorale giovanile che avesse un “cuore evangelico”, prima che una serie di incontri e attività, ci siamo accorti anzitutto della stanchezza dei giovani più impegnati dopo anni in cui a loro era chiesto molto e donato ben poco.  Sperimentavamo la fatica di tante proposte educative nel toccare la vita e le attese dei giovani e abbiamo scelto di metterci in ascolto dello Spirito e dei desideri più profondi che esso suscitava in noi:  l’autenticità, la radicalità evangelica, un volto di chiesa accogliente, vitale e gioioso, una comunione vissuta nei fatti e non solo a parole.

Abbiamo così conosciuto l’esperienza dell’omonimo Puntogiovane di Riccione e abbiamo scelto di seguirne con gratitudine l’intuizione pastorale.

Il Vescovo ha creduto all’esperienza, nella scommessa che fossero maschi e femmine ad abitare insieme, credendo alla possibilità e bellezza di amicizie caste.

Abbiamo cominciato in un piccolo appartamento messo a disposizione da una Parrocchia, e poi dopo 5 anni ci siamo trasferiti in un nuovo appartamento, appositamente ristrutturato, sempre in centro città, all’interno di una struttura già dedicata alla PG.

Inizialmente si sono coinvolti i giovani responsabili diocesani dell’Ac, ma poi, con la grande attenzione di non “marchiare” l’esperienza, ci siamo aperti a tutte le realtà ecclesiali della diocesi, superando i timori presenti in alcuni operatori pastorali.

Dopo dieci anni la gioia è grande nel fare memoria delle tante grazie che Dio ha donato ai nostri giovani alla Chiesa diocesana, facendo del Punto giovane il cuore vivo e pulsante di tutta la realtà giovanile.

Campo di intervento

Il Punto Giovane è un’esperienza di vita comunitaria, della durata di un mese, dove sperimentare la bellezza della vita cristiana nei tempi ordinari della vita, approfondire il rapporto con Dio, instaurare in Cristo amicizie spirituali e farsi sorprendere dal gusto dell’accoglienza. Cinque ragazzi e cinque ragazze (19-35 anni) più un sacerdote vivono insieme, trascorrendo normalmente la propria giornata lavorativa o di studio, ma con una forte dimensione spirituale incentrata nella preghiera comune sulla Parola di Dio. Al termine dell’esperienza si chiede ad ognuno di scrivere, col proprio padre spirituale, una regola di vita.

L’obiettivo, in senso personale, è quello di una adesione a Gesù Cristo definitiva e  consapevole, nella gioia dell’appartenenza ecclesiale. L’acquisizione dunque di una fede adulta capace di affrontare la quotidianità vivendo nello Spirito santo, aperta alla dimensione vocazionale. In senso ecclesiale è offrire ai giovani della nostra diocesi una “casa” dove si viva l’incontro con Cristo nella quotidianità e nell’amicizia profonda radicata in Lui per far maturare conseguentemente uno slancio missionario verso i propri coetanei.

Nella grande povertà affettiva e relazionale del nostro tempo, questa casa diventa il segno reale che nessuno giovane della nostra diocesi è lasciato solo. 

Soggetti coinvolti

Il Punto Giovane è espressione della Pastorale giovanile e vocazionale della nostra Chiesa diocesana e dunque collabora in particolare con i sacerdoti giovani e le realtà giovanile. Ha un sacerdote responsabile (lo stesso della Pastorale giovanile e vocazionale) e un gruppo di circa 15 promotori, giovani che hanno vissuto l’esperienza e che hanno scelto di prendersene cura. Essi promuovono l’iniziativa, curano gli aspetti logistici e organizzativi della casa, custodiscono nella formazione i principi dell’esperienza e accompagnando le nuove comunità.

I giovani promotori provengono dalle varie realtà ecclesiali giovanili dove continuano a prestare servizio. 

Soggetti destinatari, finalità dell’iniziativa, strumenti

Il Punto Giovane è nato come esperienza da proporre a pochi, ma in dieci anni sono più di 250 i giovani che ne sono rimasti affascinati, tanto che oggi questa esperienza è davvero il cuore anche missionario della Pastorale giovanile.

Il Punto Giovane è un’esperienza di Vangelo, incentrata sull’essere e non sul fare, sul gusto saporoso della fede e del Vangelo. I giovani sperimentano che l’amicizia è vera e forte quanto più è fondata in Cristo.

Ai giovani proponiamo di vivere quattro settimane in un appartamento in città, per entrare in un dialogo profondo con Dio, guardarsi dentro illuminati dalla Parola per capire dove Lui conduce la loro vita. La vita comunitaria, l’ospitalità, la preghiera scandita da una precisa regola spirituale, sono il luogo in cui questo desiderio viene verificato, purificato, consolidato.

La giornata inizia con la preghiera delle Lodi, dove ognuno sceglie un versetto della Parola del giorno da portarsi nel cuore; poi ognuno va al lavoro e al suo studio. Chi può ritorna per pranzo.

L’appuntamento è per per la Celebrazione Eucaristica alle 19.20 in Cattedrale aperta a tutti ma in particolare ai giovani che poi si fermeranno a cena. Gli ospiti (universitari, dei gruppi sportivi, parrocchiali ecc..), accolti con gioia e attenzione, trovano qui una testimonianza semplice ed efficace: è la fraternità che si respira in casa a stupire, è la familiarità con cui si prega in cappellina a suscitare domande, è il sorriso che converte.

La giornata per i giovani della comunità si conclude con una compieta prolungata dove ognuno rivede la giornata agli occhi della Parola scelta al mattino. Qui la bellezza della fede è significata da uno splendido mosaico di p. Rupnik.

La domenica sera (dopo il fine-settimana che i giovani trascorrono a casa) la comunità si ritrova per una meditazione che introduce il tema spirituale della settimana successiva.

Frutti sul territorio

l giovani che hanno sperimentato al Punto Giovane la bellezza di vivere in Cristo si sentono desiderosi di portare questa gioia ai fratelli.

L’amore è creativo e in questi anni sono fiorite innumerevoli esperienze. Anzitutto le Settimane di Condivisione per le classi scolastiche delle Superiori (ben 16 classi quest’anno, ma molte di più le richieste), alla rivitalizzazione di alcune esperienze pastorali missionarie (Destate la Festa), dal diffondersi degli Esercizi spirituali diocesani, al fiorire di esperienze di vita comune nelle parrocchie; dalla Settimana di adorazione perpetua, allo sbocciare di svariate vocazioni matrimoniali e di consacrazione sia femminile che maschile. Il grande clima di fraternità che si è creato tra i responsabili delle realtà ecclesiali. In particolare ultimamente si sta collegando l’esperienza col mondo della Caritas e del volontariato.

Criticità incontrate e scelte pastorali

Non nascondiamo le difficoltà incontrate, in particolare durante la fase iniziale del progetto. Esse però sono state sempre di stimolo, di confronto e di crescita.

C’era il timore di un’esperienza che si chiudesse “a riccio” e che fosse alternativa alle parrocchie, o alle associazioni e ai movimenti, e questo ci ha portato a scelte importanti, che oggi riconosciamo come una forza del Punto Giovane: l’alternarsi dei sacerdoti che guidano il mese (una decina negli anni, compresi tre parroci), la celebrazione della s. Messa quotidiana in Cattedrale, il non aver creato un movimento a parte.

C’era anche il timore che, dopo il primo entusiasmo, il Punto Giovane potesse diventare un semplice stare insieme, perdendo quella radicalità evangelica che lo rendeva terreno fecondo per l’incontro con Cristo. Per questo abbiamo sentito la necessità di fissare i contenuti e le attenzioni di fondo in una Regola della comunità (“La Sapienza dell’amicizia”) che oggi riconosciamo come frutto dello Spirito.

Riflessioni conclusive e prospettive

Abbiamo visto nascere (e talvolta chiudere) varie esperienze di vita comune in altre diocesi, e ci siamo chiesti: cosa ci ha caratterizzato? Ecco alcune idee che crediamo possano essere utili: una profonda comunione con il Vescovo, il coraggio di copiare intuizioni che funzionano e di rischiare strade nuove, la responsabilizzazione dei giovani, lo scommettere sulla bellezza della vita cristiana e sua una visione della radicalità evangelica che non è anzitutto “eroica” o moralista, ma incentrata sulla radicalità del volersi bene, dell’amarsi; il mettersi continuamente in ascolto dello Spirito e lasciarsi plasmare dalla realtà, senza idealismi.

Le più forti prospettive riguardano il desiderio che questo stile “passi” anche all’interno dello stile familiare (più famiglie in stile di condivisione) e soprattutto della comunità parrocchiale, che da erogatrice di servizi diventi comunità di vita evangelica.

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