rassegna stampa

Tendere ai margini 

di Giacomo Gambassi

Viaggio nelle periferie umane
La mobilitazione per l’emergenza profughi, l’abbraccio a poveri e migranti, la vicinanza alle donne vittime della violenza, il sostegno a chi ha perso il lavoro: così le diocesi traducono in prassi il Vangelo della carità. Viaggio nelle realtà che si fanno «prossimo» nelle periferie umane

Si possono abbracciare i clochard, i tossicodipendenti e i profughi che hanno come tetto la stazione centrale di una grande città. Oppure si possono ideare un emporio della solidarietà che offrire beni di prima necessità e una banca del tempo per donare qualche ora a chi è dimenticato. O ancora è possibile aprire “Case di primo soccorso” per dare un riparto a migranti o donne vittime della violenza. Oppure si può lanciare un’«unità di strada» per essere a fianco dei senza fissa dimora. O, proseguendo, si possono promuovere occasioni di dialogo e conoscenza con le minoranze che vivono dietro l’angolo di casa: dai musulmani ai rom. In sintesi, è possibile declinare nel quotidiano la parola “accoglienza” che la Traccia di preparazione al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze indica come una delle cinque «vie».

Le diocesi della Penisola, insieme con movimenti e associazioni, l’hanno già adottata come una bussola per tradurre in prassi il Vangelo della carità. Lo dimostrano le esperienze fra le periferie dell’umano raccontate sul sito firenze2015.it. Del resto, avverte la Traccia, la comunità cristiana è chiamata ad «ascoltare lo smarrimento della gente di fronte alle scelte drastiche che la crisi globale sembra imporre». Nuovi poveri, madri in difficoltà, donne sfruttate, migranti, emarginati, giovani prigionieri delle dipendenze sono il “prossimo” a cui – con lo stile del Samaritano – tendono la mano le Chiese locali che, in silenzio e spesso supplendo alle istituzioni pubbliche, offrono «gesti di buona umanità» in «contesti così difficili», evidenzia il testo preparatorio.

Missione di speranza e carità (Palermo)

Missione di speranza e carità (Palermo)

Accade, ad esempio, nell’arcidiocesi di Palermo dove per essere accanto agli «ultimi fra tutti» che vivono lungo i binari è attiva fin dal 1991 la “Missione di speranza e carità” frutto dall’intuizione di fratel Biagio Conte con don Pino Vitrano che ha fatto nascere la “Cittadella del povero e della speranza” in cui vengono accolti oltre 700 migranti. Niente assistenzialismo, però: con officine, sartorie e persino un forno (che produce ogni giorni 350 chili di pane) si punta a recuperare la persona.

Casa di accoglienza "Don Tonino Bello" (Caritas • Molfetta-Ruvo-Giovinazzo.Terlizzi)

Casa di accoglienza “Don Tonino Bello” (Caritas • Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)

È la sfida anche della Casa di accoglienza “Don Tonino Bello” nella diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi che ha 26 anni di vita ed è stata voluta dal «vescovo sul passo degli ultimi» di cui è in corso la causa di beatificazione. La struttura propone percorsi di integrazione nel segno della «convivialità delle differenze» (secondo la celebre frase di don Bello) e vede in prima linea i giovani.

Nella diocesi di Acireale la Casa della speranza “Viviana Lisi” (che prende il nome da una ragazza morta per un tumore fulminante) è riferimento per oltre cento persone fra mamme con mariti violenti, stranieri senza permesso di soggiorno, disoccupati. E il testimonial è Omar, un marocchino in carrozzina presente nel complesso dalla sua fondazione. Nell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, impegnata nell’accoglienza fin dagli sbarchi di albanesi all’inizio degli anni Novanta, la scommessa di Casa “Betania” si affianca a una mensa, al “Telefono amico” e alla particolare attenzione verso i richiedenti asilo. Invece è stato chiamato “La casa degli angeli” il progetto dell’arcidiocesi di Campobasso-Bojano che guarda a nuovi poveri e migranti con un ventaglio di attività che comprendono la mensa della solidarietà, l’asilo notturno, gli sportelli di accompagnamento, l’emporio della solidarietà, la banca del tempo e un centro di aggregazione multietnico.

Progetto di Ospitalità per i rifugiati (Chioggia)

Progetto di Ospitalità per i rifugiati (Chioggia)

Anche la diocesi di Chioggia ha scelto di fare rete per «umanizzare l’ospitalità» coinvolgendo i quattro centri di accoglienza per rifugiati e formando i volontari. Fra le iniziative quella ribattezzata «Aggiungi un posto a tavola» dove i migranti condividono i pasti con le famiglie del territorio nelle loro abitazioni. Punta sul reinserimento sociale il cammino della diocesi di Sessa Aurunca che con l’Ufficio Migrantes si batte contro ogni forma di sfruttamento e discriminazione sociorazziale anche con campagne nelle scuole o dibattiti pubblici. Nell’arcidiocesi di Otranto la vicinanza alle donne (minorenni o straniere) vittime della tratta e dello sfruttamento ha portato a realizzare Casa “Raab”.

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L’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano ha dato il via nel 2012 a un’«unità di strada Caritas» per garantire una presenza costante fra i senzatetto che ha generato una mobilitazione dei volontari e delle parrocchie come testimoniano il “servizio tè e biscotti” o quello di accompagnamento.

Dialogo interreligioso (Milano)

Dialogo interreligioso (Milano)

La prossimità alle minoranze ha portato nell’arcidiocesi di Milano a un itinerario di ascolto, dialogo e incontro con i “concittadini” islamici nel quartiere popolare che fa capo alla parrocchia di San Galdino vicino all’aeroporto di Linate.

Audacia di Dio (Centro ROM • Avezzano)

Audacia di Dio (Centro ROM • Avezzano)

Oppure nella diocesi di Avezzano è in corso un cammino pastorale con i rom nel segno dell’evangelizzazione, del diritto alla casa e dell’istruzione.

In campo anche i movimenti come quello del Focolari che è all’opera nell’emergenza sbarchi ma anche sul fronte del dialogo con l’islam, mentre l’Ordine francescano secolare e la Gioventù francescana d’Italia hanno individuato nell’area di Gioia Tauro, in Calabria, il centro del loro intervento accanto ai migranti.

da Avvenire, 2 agosto 2015

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