rassegna stampa

I giovani e le #sfidedelpresente

di Chiara Giaccardi

GMG: Una mappa dell’impegno dei giovani verso Firenze 2015


Dai sinodi diocesani alle proposte di vita comune per crescere nella carità e nella preghiera, dal teatro agli incontri coi coetanei nelle tante periferie, non solo fisiche, di oggi. Così le nuove generazioni sono impegnate nell’itinerario che prepara al Convegno.

 «A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio». Una frase dal diario di Anna Frank che potrebbe essere scritta oggi, in tempi diversamente difficili. Eppure, questo universo così variegato, così inquieto, così troppo spesso abbandonato dagli adulti, resta un magma di energia vitale.

Non si può pensare di interrogarsi sull’umanesimo in Gesù, oggi, senza coinvolgere attivamente i giovani, e soprattutto senza ascoltarli e valorizzare quello che già fanno. Per questo nella preparazione al Convegno di Firenze fin dall’inizio si è cercato di coinvolgerli, in particolare attraverso il web, quel territorio che possiamo educarli (ed educarci) ad ‘abitare’ con uno stile fuori dal coro, trasfigurando l’interattività in reciprocità e liberando la condivisone dall’autoreferenzialità delle pratiche più comuni.

Un Convegno, quello di Firenze, che vuole più giovani anche tra i delegati, ma soprattutto che non li considera solo destinatari di un messaggio confezionato dagli adulti, bensì contributori, alleati, compagni di un viaggio che ha una direzione più che una meta: una ‘carovana solidale’ che solo nell’alleanza tra le generazioni può trovare la forza per avanzare. «Voi siete esploratori!», ha detto ai giovani papa Francesco nel messaggio per la Gmg di quest’anno.

Da diocesi, movimenti, associazioni sono arrivate, in risposta all’Invito, molte esperienze che riguardano i giovani, poco meno di un quarto sul totale: ancora tante quelle che li vedono soprattutto come destinatari e soggetti da formare, con un’offerta molto legata a modelli topdown ormai poco in sintonia coi tempi (dei quali non dobbiamo stancarci, lo sappiamo dalla Gaudium et Spes di decifrare i segni!) fatta in gran parte di conferenze e corsi. Più interessanti i casi dove le proposte non sono solo pensate per loro, ma con loro e da loro.


Destinatari o organizzatori, molti i ragazzi coinvolti in prima persona nel cammino di preparazione. Spiritualità, ricerca del bene comune, solidarietà, i temi su cui articolano le iniziative promosse a livello di diocesi ma anche da parte delle associazioni. Nel segno di una Chiesa alla ricerca di nuovi linguaggi.

In generale, i bisogni che le esperienze riescono a cogliere sono riconducibili a tre dimensioni dell’umano: la spiritualità, la ricerca del bene comune, la solidarietà che, insieme, concorrono a fronteggiare quella che noi adulti definiamo ‘emergenza educativa’. La prima, a differenza di quanto sentiamo ripetere come un desolante ritornello, è tutt’altro che assente, e rivela una sete di ‘oltre’ che dovrebbe farci pensare. Una sete che va ascoltata, creando le opportune occasioni per camminare insieme: nella linea dell’ascolto il Sinodo dei giovani promosso dalla diocesi di Cerreto Sannita-Telese, e il Sinodo diocesano dei giovani della diocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo.

Tante le esperienze nate poi da questo desiderio profondo di ‘oltre’: il progetto ‘Credere’ della diocesi di Chiavari e il gruppo vocazionale Sichem della pastorale giovanile di Vicenza ne sono esempi eloquenti, così come lo Spazio Adolescenti e Giovani Giovanni Paolo II della parrocchia di San Francesco a Massafra (Ta) – diocesi di Castellaneta. Quella dei giovani è certamente un fede ‘in uscita’: nella diocesi di Conversano-Monopoli i giovani incontrano i loro coetanei lontani nelle ‘periferie spirituali’, così come fanno anche i giovani di Venezia con il progetto ‘Luci nella notte’, fino a Bologna con la Missione giovani ‘Ascolta la tua sete’; mentre ad Acireale ‘I giovani evangelizzano i giovani’, con una trasfigurazione del modello peer-to-peer capace di coinvolgere anche le altre generazioni. Giovani protagonisti anche nella scelta di una maggior varietà di linguaggi per l’annuncio per avvicinare anche il lontani, come il teatro nel progetto ‘Dentro la parola’ della diocesi di Gorizia.

Il bisogno di condivisione profonda della quotidianità illuminata dalla preghiera non può trovare spazio solo sul web: colpisce il numero e la ricchezza degli esempi di ‘vita comune’ per alcuni periodi, come quelli promossi dall’Arsenale della pace a Torino, dalla diocesi di Cesena-Sarsina, dalla Casa Giovanni Paolo II a Tivoli, dal Punto giovane di Senigallia, dal progetto ‘Giovani, vita e Vangelo’ di Vercelli, che da spazio alla carità oltre che alla preghiera e tra le speranze coltiva anche quella di veder nascere nuove vocazioni.

Ma anche la condivisione ‘in mobilità’ si rivela una formula efficace, coniugata con l’essenzialità e la preghiera: come nel progetto Pellegr.in.azione, che compie ormai 15 anni, un pellegrinaggio della diocesi di Città di Castello, nei tre giorni successivi alla Pasqua, per giovani dalle scuole medie all’università. L’Eurojamboree organizzato dall’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa nell’agosto del 2014 con oltre 10.000 ragazzi e ragazze da tutta Europa è un altro esempio della capacità dei giovani di coniugare le 5 vie dell’umanesimo: uscire, abitare, educare e educarsi a vicenda, annunciare lasciando che la preghiera e la contemplazione possano trasfigurare ciò che si è in grado di fare con mezzi sempre limitati. In ogni caso incontrarsi e condividere sono esigenze vitali, ben precedenti ai social network!

Da una prospettiva più stanziale, anche il rilancio degli oratori e soprattutto delle loro linee ispiratrici (da don Bosco ai Giuseppini del Murialdo) mira a rendere vivo e abitabile uno spazio prezioso per l’incontro con gli altri ma anche con Dio, come nel progetto della diocesi di Foggia-Bovino (Voglia di oratorio) o in quello dell’associazione ‘Oratorio nuovi orizzonti’ di Piazza Armerina.

Occasione di annuncio diventa anche il sostegno a quella forma di emergenza educativa che è la dispersione scolastica: sono soprattutto le grandi aggregazioni e i movimenti a prestare un servizio prezioso in questo ambito, come Cl a L’Aquila (Ricominciare dalla bellezza-la città dei ragazzi) o la congregazione di Don Orione a Piacenza-Bobbio. Un secondo tema importante è quello del bene comune. Il disamore per la politica è ormai un refrain ricorrente, data la sfiducia, non del tutto ingiustificata peraltro, verso un mondo che lascia poco spazio alle nuove generazioni e che offre spettacoli poco edificanti. Educare all’impegno dunque si deve, ma in questo ambito prevalgono, seppur meritorie, le iniziative dall’alto, improntate a una formazione in senso tradizionale. Un esempio è quello della diocesi di Nardò-Gallipoli, ‘Cristiani e cittadini L’impegno socio-politico dei giovani cattolici’, che coinvolge i ragazzi delle scuole superiori, o del progetto ‘Cittadini del mondo’ della diocesi di Foligno, particolarmente attento ai temi della custodia del creato e della cittadinanza. Altre iniziative sono la Scuola di formazione politica per le Associazioni giovanili di ispirazione cattolica, promossa dall’Azione Cattolica in collaborazione con una decina di altre realtà ecclesiali (Fuci, Agesci, Msc, Fse) che si svolge da cinque anni presso la sede deLa Civiltà Cattolica e la Scuola di educazione alla legalità promossa dal movimento dei Focolari, con testimonianze ma anche momenti operativi quali un campo di lavoro nella Terra dei Fuochi e l’organizzazione di un servizio d’accoglienza per i minori non accompagnati giunti in Sicilia.

Un bell’esempio di iniziativa ‘dal basso’ è quella del gemellaggio tra le redazioni dei giornalini parrocchiali di Savona-Noli, Il Melograno, e quello di Acireale, Ecce Homo, con l’organizzazione di incontri comuni su temi di impegno civile quali la lotta alla mafia. Ai confini tra educazione al bene comune e pratica della solidarietà si colloca il progetto della diocesi di Noto ‘Crisci ranni’, un cantiere educativo che coinvolge i giovani e mira a rigenerare le periferie. La solidarietà è un ingrediente imprescindibile della condivisione e già traspare da tante delle esperienze già raccontate, dove è proprio l’intreccio degli aspetti (piuttosto che la specializzazione) ciò che le rende ricche. In ogni caso la globalizzazione dell’indifferenza si vince coltivando la prossimità: come nelle Esperienze di carità e missione per i giovani della Caritas diocesana e Centro missionario diocesano a Bergamo. Da segnalare, nell’anno del Sinodo sulla famiglia, il progetto ‘Amicizia a domicilio’ di Jesi, dove 30 ragazzi tra i 16 e i 25 anni visitano famiglie in difficoltà, portando un messaggio di prossimità e cura. Laddove sono i giovani a farsi promotori, le vie che imboccano per rispondere alle sfide in fondo mostrano una semplicità disarmante e profonda: mai da soli, ma con altri e per altri; e in comunione con Gesù, per nutrire la comunione tra noi. La realtà parla e questi progetti, per quanto imperfetti, sono segni che ci interpellano. Fanno pensare, a riguardo, le parole del gesuita Jean Pierre Sonnet: «I più giovani possiedono l’arte di far tornare alla vita i loro genitori assenti, dimentichi della vita di Dio. Ancora e sempre, Dio visita il suo popolo attraverso la generazione che viene».


CLICCA QUI PER LEGGERE TUTTE LE ESPERIENZE NELL’AMBITO DELLA PASTORALE GIOVANILE O CHE VEDONO I GIOVANI COME PROTAGONISTI »


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